Oligarchie e segreti

L'intervista che il Sole 24 ore ha dedicato a pagina intera (la 13) al già presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, a lungo professore di diritto Costituzionale nell'Università di Torino, merita di essere sottolineata perché l'intervistato ha detto con chiarezza cose che ormai non leggiamo più, con qualche rara eccezione, nei quotidiani e tanto meno nei telegiornali da cui siamo invasi ad ogni ora.

Zagrebelsky, di cui sono stato a lungo collega, ha puntato la sua attenzione su due caratteristiche fondamentali della democrazia moderna che non abbiamo in Italia e che sono la trasparenza della politica e la partecipazione della maggior parte dei cittadini alla medesima. Ha quindi aggiunto che ogni regime ha bisogno di un'etica pubblica e che la sua assenza ha il sicuro effetto di allontanare i cittadini dalla politica.

Questa a me sembra una diagnosi limpida e inattaccabile della crisi politica in cui siamo dal momento in cui è crollato il vecchio sistema repubblicano nel 1992. Siamo ancora in una lunga transizione che dura ormai da 17 anni. Naturalmente, come gli storici hanno notato non da oggi ma dai tempi più antichi, esiste in politica una sorta di contagio e i vincitori tendono a influenzare negativamente anche quelli che competono con loro. In altri termini è sempre accaduto, in Italia come altrove, che l'assenza di etica pubblica come la tendenza ad usare il segreto e la cooptazione oligarchica si diffondono con grande facilità  dall'uno all'altro schieramento, dall'uno all'altro colore. E, proprio in questo, sta la crisi della società italiana e la grande difficoltà di uscirne.

La malattia della cattiva politica si diffonde in maniera inesorabile  e l'unico modo per guarire è quello di battersi per una pratica che metta insieme la passione per la democrazia e le libertà dei cittadini, per la vittoria dell'interesse generale rispetto a quelli privati e particolari. Non è facile, per chi si impegna in politica, restare immune dai suoi vizi e soprattutto dalle caratteristiche che, con tanta chiarezza, l'ex presidente della Corte Costituzionale  ha detto al giornale degli industriali. Ma, se si vuole farlo, occorre dirlo con chiarezza prima di essere eletti, qualunque sia l'istituzione di cui si farà parte. E' necessario rendersi conto - come dicono non  soltanto i pensatori democratici  ma anche il messaggio cristiano - che il primo e fondamentale significato della democrazia è quello di difendere gli esclusi rispetto ai pochi inclusi.

Di qui è nata la possibilità, più volte sperimentata anche nel nostro paese, di mettere insieme cattolici e agnostici (o atei) in politica  sulla base dei valori fondamentali della democrazia. Quel che conta in effetti, in Italia sicuramente più che altrove, è la fede comune nella democrazia moderna, così come è andata affermandosi attraverso la lotta al fascismo e la guerra  per la Liberazione dai tedeschi e dai fascisti di Salò.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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