L'antifascismo è attuale di fronte ad un populismo mediatico ed autoritario

 Lo storico Nicola Tranfaglia non ha dubbi: l'antifascismo, anche dopo lo scioglimento di un partito post-fascista come Alleanza nazionale, non può es­sere messo in soffitta, in pieno accordo dunque con l'articolo di Angelo d'Or­si uscito domenica su Liberazione. Lo ha detto ieri sulle pagine del Corriere della Sera e lo ha ribadito anche a noi. «A me sembra assurdo - ha detto l'intel­lettuale napoletano - che nel momento in cui l'onorevole Gianfranco Fini ha riconosciuto essere l'antifascismo un requisito fondamentale per la Repub­blica, a sinistra si ritenga invece che questo valore sia da mettere in archi­vio. Non c'è dubbio dunque che l'an­tifascismo, da noi considerato fin dal­l'inizio un requisito fondamentale per la cittadinanza repubblicana, non pos­sa finire nel dimenticatoio. Io però vor­rei subito aggiungere una cosa che mi sembra importante. E cioè che oggi il vero pericolo non è rappresentato tan­to da un risorgere, a mio avviso poco attuale, del fascismo così come lo ab­biamo conosciuto, quanto da un po­pulismo mediatico e autoritario di cui il nostro attuale Presidente del Consi­glio è la maggiore e più verosimile in­carnazione. E questo populismo me­diatico ed autoritario ha molti difetti che non sono minori di quelli del fasci­smo».

Quali in particolare?

Prima di tutto è un regime che tenta di annullare completamente la libertà sia di espressione che di informazione degli italiani. In secondo luogo è un regi­me che manipola le coscienze e che vuole mettere sullo stesso piano, come si vede dal disegno di legge 1360 che è attualmente sottoposto alla discussio­ne delle Camere, quelli che hanno fat­to la guerra di Resistenza contro i nazi­fascisti e coloro che furono arruolati dalla Repubblica sociale italiana fino alle bande più feroci, come la Koch e la banda Carità, che si sono rese respon­sabili di numerose stragi di italiani. Ci sono dunque varie caratteristiche che ci fanno pensare che questo tipo di pro­spettiva, cioè quella del populismo au­toritario e mediatico, non sia meno preoccupante di quella del vecchio fa­scismo. Aggiungerei che ci troviamo di fronte ad una forma di governo che punta sul­la paura degli italiani. E questa è un'al­tra cosa molto negativa, perché, come è noto, la paura annulla i diritti indivi­duali. E non risponde ai principi de­mocratici della nostra Costituzione.

Anche i recenti provvedimenti inseriti nel pacchetto sicurezza, in particolare quelli nei confronti degli immigrati, hanno evocato in qualche modo le leggi razziali promulgate durante il Ventennio. Un altro elemento di fascismo presente nel governo Berlusconi?

Certamente siamo di fronte ad un'on­data di razzismo nei confronti degli ex­tracomunitari che invece di essere fre­nato dai mezzi di comunicazione di massa è, al contrario, aiutato, soprattut­to grazie al fatto che telegiornali e tra­smissioni televisive puntino sulla cronaca nera piuttosto che sulla società, sui suoi conflitti e sulle differenze.

Di fronte a queste emergenze democratiche l'antifascismo può tornare d'attualità. Come anche d'attualità è la difesa di una Costituzione che la destra vuole cambiare radicalmente. Che cosa ne pensa?

Non c'è dubbio che l'antifascismo ri­trova una sua importanza nella difesa della nostra Carta costituzionale. Due anni fa sono stari gli italiani a difender­la efficacemente respingendo il proget­to del secondo governo Berlusconi che prevedeva una modifica notevole della nostra Costituzione e che, per come sta andando questa legislatura, è possibile dia vita ad un altro progetto di cambia­mento. Da questo punto di vista certa­mente l'antifascismo coincide con la difesa della Costituzione democratica.

Come diceva prima, Fini si è contraddistinto recentemente anche per le sue affermazioni antifasciste e certamente dissonanti dal resto del suo schieramento. Con quale prospettiva si muove il Presidente della Camera?

Fini sta giocando una carta tutta proiet­tata nel futuro. A mio avviso sta pen­sando ad una prospettiva che porrebbe avere una possibilità di realizzarsi sol­tanto tra molti anni quando non ci fos­se più l'attuale capo carismatico del po­pulismo e questo grande partito di de­stra avesse bisogno di un nuovo leader. Si tratta dunque di una prospettiva proiettata nel futuro e che oggi nel Pdl non sembra avere alcuna possibilità di essere realizzata. A breve scandenza infatti mi sembra che la preponderanza carismatica di Berlusconi non possa essere messa in discussione.

Tra coloro che provengono, pur nelle differenze, dal vecchio Pci ormai si parla di antifascismo con imbarazzo. Che cosa ne pensa?

A mio avviso quello che è successo negli ultimi anni dimostra un notevo fallimento di gran parte del gruppo d rigente proveniente da Botteghe Oscure. Il quale ha dato vita ad un partito come il Partito democratico, che mostra continuamente incertezze e soprattutto non sembra in grado di progettare una società veramente alternativa al populismo dominante.

Che ruolo può giocare l'antifascismo in una sinistra frammentata e in crisi?

Un ruolo centrale ma, a mio avviso, il problema della sinistra è quello di puntare ad una effettiva unificazione e alla capacità a sua volta di indicare una prospettiva autonoma dal Partito democratico e tale da interessare le masse popolari italiane. Ma qui siamo ancora i una situazione di incertezza e c'è da au gurarsi che questa prospettiva possa diventare chiara nei prossimi anni.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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