Why Not: La classe politica contro Genchi
- Scritto il 14 marzo 2009 in Politica
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Il dibattito che si è svolto martedì scorso al Senato sul cosiddetto "caso Genchi" che l'attuale capo del governo Silvio Berlusconi ha definito il "più grande scandalo della Repubblica" merita assai maggior interesse di quello minimo e insignificante che gli han dato i telegiornali e i maggiori quotidiani del paese.
Anche perché il presidente del Copasir, come è noto, è un importante esponente dell'opposizione e del Partito democratico, l'onorevole Francesco Rutelli, che in quel dibattito si trova in tutto e per tutto d'accordo con i rappresentanti della maggioranza parlamentare e viene criticato, invece, da un altro pezzo dell'opposizione presente in parlamento, cioè l'Italia dei Valori. La questione è relativamente semplice
Nel suo intervento introduttivo, l'onorevole Rutelli attacca a fondo l'attività svolta dal vicequestore in congedo e parla a torto di "molteplici strutture tecniche dello Stato spogliate di attività importanti" senza rendersi conto che non da oggi i magistrati sono spinti e autorizzati a servirsi di periti regolarmente retribuiti tutte le volte che si tratti di compiti tecnici che non sono in grado di svolgere personalmente.
Peccato che il senatore Casson del Partito democratico, che è un ex magistrato, la pensi allo stesso modo del senatore Zanda. E si scandalizza, come ha già fatto Berlusconi, e come fa nel dibattito anche il senatore Quagliariello dimenticando che il dr. Genchi svolge il suo compito da quasi venti anni e che il suo lavoro tecnico è stato prezioso e indispensabile per recuperare e riportare alla luce i dati cancellati nell'agenda elettronica del giudice Giovanni Falcone all'indomani della strage di Capaci.
Quel che è grave nel dibattito al Senato, tuttavia, non è soltanto da parte dei rappresentanti dell'opposizione l'aver dimenticato che l'attività peritale è consueta e del tutto regolare, all'interno dell'opera dei magistrati, ma anche da parte di Rutelli l'aver ignorato la necessità di astenersi dal suo compito, visto che nell'inchiesta di Genchi il presidente del Copasir è presente come altri uomini politici dei due schieramenti.
Se si tiene conto che l'inchiesta giudiziaria di De Magistris per Why Not e Poseidone riguarda un centinaio di persone e centinaia di milioni di euro che sono partiti dall'Unione Europea e si sono perduti nelle tasche degli inquisiti piuttosto che nei bilanci italiani a cui erano destinati, la discussione parlamentare appare grottesca ma risponde al bisogno indubbio di una classe dirigente sventurata di nascondere il più possibile le responsabilità e mandare a fondo chi ha tentato di ricostruire i fatti e giudicare i colpevoli.
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