Ronde: scandaloso il silenzio dei Tg

I partiti della destra al potere (Lega Nord, Alleanza Nazionale e Forza Italia, in parte anche l'UDC e i loro movimenti giovanili come Azione Giovani di AN) ma anche la Destra di Storace aspettavano con ansia che fosse approvato il decreto del governo Berlusconi sulle ronde incluso nel progetto Sicurezza. E' vero che il decreto parla di ronde senza armi,con cellulari per avvertire polizia e carabinieri.

Ma la destra, come chiunque fa politica, sa che quel che conta è l'atteggiamento mentale delle ronde: se quelli che le compongono fanno parte delle migliaia di guardie padane della Lega nel Nord o di altre organizzazioni politicizzate l'atteggiamento sarà aggressivo verso i cittadini e potrà portare a nuove violenze, invece che a fermare i tentativi di stupro per cui sarebbero nate.

E' quello che hanno segnalato i sindacalisti delle forze di polizia. "Non solo le ronde sono una maldestra surroga alla mancanza di turn over tra le forze - ha dichiarato Enzo Letizia - ma costituiscono un rischio reale di politicizzazione della sicurezza. Le ronde sono permeabili all'infiltrazione di organizzazioni criminali come mafia e camorra e possono nascondere tra le loro fila delle squadracce di esaltati pericolosi.

E il sociologo Marzio Barbagli, interpellato da "Repubblica" ha osservato: "Le ronde rappresentano una forma moderna premoderna di sicurezza, di prima che nascesse la polizia. Se le ritirano fuori, accanto all'uso dei militari in città, si mette in discussione la funzione stessa delle forze dell'ordine."

C'è di che essere preoccupati non in astratto per ragioni ideologiche ma perché chi conosce la società italiana e sa che l'educazione civica e il perseguimento del bene comune non sono al centro dell'attenzione di tutti gli italiani, e particolarmente di quelli che si sono schierati con la destra al potere, non può non nutrire dubbi sull'ingresso di squadre di volontari nel contrasto alla criminalità, tanto più che l'attuale governo ha perseguito nei mesi scorsi una politica di lesina e di taglio di risorse anche nel settore delle forze dell'ordine che sono il presidio naturale e costituzionale per la sicurezza dei cittadini.

E' scandaloso, per me che osservo - per il mio mestiere di storico -  con attenzione quel che succede nella società italiana, verificare che né i telegiornali né i maggiori quotidiani (se si escludono "Repubblica" e "l'Unità") hanno messo in luce i pericoli del decreto e le probabili conseguenze negative che ne scaturiranno.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: La mafia come metodo

Nel 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era già chiaro, per chi avesse la lucidità necessaria, che la mafia o, meglio, le mafie italiane avevano un metodo di comportamento che si stava espandendo nelle istituzioni politiche e nella società civile dell'Italia contemporanea e che la reazione dello Stato si era dimostrata, fino a quel momento, debole e inefficace. Quello che sta accadendo ora appare come la conseguenza di una lunga coabitazione tra mafia e politica che è destinata a durare ancora fino a quando lo Stato non debellerà il fenomeno mafioso. (continua)

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