Ardue domande a un PD sempre meno credibile

La profonda  crisi politica e morale, oltre che economica, italiana si avvia a diventare la via privilegiata per l'instaurazione di un regime autoritario che non avrà bisogno di esercito e di polizia per imporre i propri diktat grazie al completo dominio dell'informazione e la realizzazione di una televisione unificata con Rai, Sky e Mediaset che ormai appoggiano compatte il governo e la maggioranza.

Così accade che il disegno di legge sulle ronde dei cittadini contro gli immigrati sospetti di azioni violente, appena approvato dal consiglio dei ministri, registri l'opposizione effettiva soltanto dell'Italia dei Valori e possa rapidamente diventare un'aggiunta qualificante del pacchetto sicurezza preparato da Forza Italia e dalla Lega Nord.

Come ormai avviene spesso, soltanto il presidente della Camera Fini ha speso qualche parola, in un discorso davanti al CNEL, per ammonire governo e maggioranza sul pericolo, assai presente,  di aggravamento del razzismo strisciante che avvolge prima di tutto l'Italia nell'Europa comunitaria.

In questa situazione le dimissioni di Walter Veltroni dalla segreteria del Partito Democratico, il secondo partito italiano e il maggiore nel campo della opposizione parlamentare, rischiano di favorire ancora Berlusconi e il cosiddetto Partito della Libertà nelle prossime elezioni europee e amministrative e addirittura di bloccare un eventuale processo di crescita del PD nei prossimi mesi e anni.

Se si leggono in questi giorni gli editoriali e le interviste anche di personalità che fanno parte di quel partito o sono comunque molto vicine, la diagnosi che emerge con forza riguarda (come D'Alema ha detto, del resto, con chiarezza) l'assenza di una linea politica chiara e la distanza eccessiva tra i gruppi dirigenti nazionali e locali dagli iscritti e più ancora dagli elettori. Questi, nelle ultime elezioni politiche hanno creduto al "voto utile" votando per il PD e affondando la sinistra raccolta in maniera assai frettolosa nelle liste dell'Arcobaleno.

Di qui la richiesta, che sarà fatta di fronte all'Assemblea nazionale da parte di tanti, per l'elezione immediata di Dario Franceschini a segretario provvisorio del PD fino al congresso che dovrebbe svolgersi al più presto, a settembre o a ottobre, e per l'organizzazione di elezioni primarie per scegliere i nuovi gruppi dirigenti del partito. E' difficile prevedere se la richiesta sarà accolta ma non c'è dubbio che, se il gruppo dirigente nazionale si opporrà a questa doppia richiesta, potranno esserci gravi conseguenze per l'avvenire del nuovo partito.

Ad essere ottimisti si può pensare che le richieste dell'assemblea saranno accolte e che Franceschini potrà guidare il partito fino al prossimo congresso, decisivo per la scelta dell'indirizzo politico e metodologico del PD. Ma, anche in questo caso, ci vorranno scelte rapide e chiare di fronte ai problemi della politica nazionale e internazionale che sono davanti a noi.

Provo a farne un breve elenco che mi sembra rispondere alle domande che si fanno tutti quegli elettori decisi a non confluire nell'attuale maggioranza e che non vogliono allontanarsi, come pure si sarebbe molto tentati di fare di fronte alle dimensioni nuove che ha assunto la crisi, le gravi divisioni interne a tutte le formazioni della sinistra anche di quella che chiamavano "radicale" e che ha perduto ormai buona parte dei suoi insediamenti territoriali.

Il primo aspetto riguarda la difesa della costituzione repubblicana e della divisione dei poteri nel nostro paese. Come è noto, l'anno prossimo sarà indetto un referendum abrogativo o confermativo rispetto alla legge Alfano che dà l'esenzione dalle inchieste giudiziarie durante il mandato non soltanto al Capo dello Stato (come avviene in molti stati europei) ma anche ai presidenti delle due Camere e soprattutto al  presidente del Consiglio Berlusconi che, come è noto, è appena scampato al processo Mills in cui il suo avvocato inglese è stato condannato per corruzione dei giudici, provando con ciò che proprio Berlusconi lo aveva condotto alla corruzione.

Ma il sistema dell'informazione, ormai totalmente normalizzato, non ha dato notizia del processo per la parte che riguardava Berlusconi e così ha ulteriormente rafforzato l'idea di molti in base alla quale il presidente del Consiglio sarebbe senza macchia e senza paura.

Ebbene è abbastanza noto che è stata l'Italia dei Valori che, insieme con Rifondazione e Sinistra Democratica, ha raccolto le firme necessarie per indire il referendum. Il Partito democratico, con una decisione assunta dai vertici, si è astenuto del tutto da agni azione al riguardo.

Ora è probabile che la maggioranza di centro-destra approvi la legge sul testamento biologico nella versione attuale che significa la fine della possibilità di un'autodeterminazione rispetto alle cure di ciascun cittadino, inclusa l'alimentazione artificiale.

La posizione assunta dal senatore Ignazio Marino con  la richiesta di un referendum sulla materia è quella che risponde meglio ai principi fondamentali della nostra costituzione e, se il Partito Democratico non la facesse sua, si aprirebbe una nuova lacerazione con il popolo della sinistra.

Infine, ma non ultimo, c'è il problema della lotta contro la politica economica del governo che si avvia a mettere i lavoratori in una condizione sempre peggiore. Ma qui il nodo riguarda i rapporti con i sindacati e, se sarà confermata la linea di Veltroni, il PD si allontanerà sempre di più dalla CGIl e si avvicinerà invece ai sindacati vicini al governo. Almeno per ora.

        

 

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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