Alla ricerca della pace

Quella che passerà alla storia come guerra di Gaza è una prova ulteriore dello smarrimento piscologico che ha preso gli uomini del mondo intero e che rischia di allontanare di più la speranza di pace in Medio Oriente. Negli ultimi quindici anni si era arrivati, grazie a uomini come Rabin e Perez in Israele e Arafat in Palestina, alla firma di un trattato di pace per far nascere due stati indipendenti  in quella terra tormentata ma questo trattato è stato strappato negli anni successivi e la vittoria politica di Hamas in Palestina che non accetta lo stato di Israele  ha riaperto lo scontro in quella parte del mondo fino alla guerra degli ultimi giorni che ha provocato più di cinquecento morti e migliaia di feriti, tra i quali ci sono molte  decine di civili. Le responsabilità della violenza non sono soltanto di Hamas o soltanto di Israele ma di tutti e due gli interlocutori della crisi che hanno tradito l'accordo di Oslo e la firma di Rabin e di Harafat. Bisogna che l'uno e l'altro lascino questa politica e scelgano la pace come l'obbiettivo di fondo di ogni loro azione. Hamas non può rimettere in discussione Israele in Palestina perché questo è ormai avvenuto e non si ritorna indietro. Ma anche Israele deve accettare che i palestinesi abbiano il proprio stato sovrano e indipendente in quella parte del mondo.

O avverrà una simile riconversione delle due parti in tempi brevi o la crisi si aggraverà ancora e la guerra rischierà di estendersi ancora come è già avvenuto in passato. Il pericolo di una estensione della crisi esiste e spetta agli Stati Uniti, da una parte, all'Europa e alla Russia, dall'altra, fare in modo che questo non avvenga e che in Palestina si decida di tornare alle parole e ai gesti di Rabin e di Arafat. In questo senso le esitazioni e le incertezze dell'Unione Europea che abbiamo visto anche in questa ultima crisi sono la prova della debolezza degli europei che fanno pensare ancora una volta  al periodo tra le due guerre mondiali e alla debolezza europea verso la strategia di Hitler. Ora si apre un periodo decisivo per la crisi mediorientale e per la pace mondiale: le prossime settimane ci diranno se in Palestina e nelle capitali dei paesi più potenti ci sarà la volontà di porre da parte le armi e arrivare alla pace che sembrava vicina alla fine degli anni novanta. E' quello che sperano le vecchie e le nuove generazioni che sono consapevoli del pericolo e della speranza che ci sono oggi all'orizzonte.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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