Essere indifferenti a Saviano è un delitto contro la democrazia

Restare indifferenti di fronte all'intenzione espressa da Roberto Saviano, autore di Gomorra, di lasciare l'Italia di fronte alle minacce del clan camorristico dei Casalesi, è un delitto contro la democrazia e la costituzione repubblicana. Se scrivere libri, film o articoli che difendono la legalità e la costituzione  in Italia costringe anche solo uno dei loro autori a lasciare il paese, siamo già precipitati di fatto in un regime autoritario.

Magari all'apparenza "dolce", come qualcuno ha già detto, ma tale in ogni caso da vietare le libertà fondamentali, a cominciare da quella di espressione e di stampa sancita dall'articolo 21 della Costituzione tuttora vigente. Ed è allarmante, mi pare, che di un fatto simile si parli complessivamente assai poco in televisione e sui grandi giornali del nostro paese, pur con qualche eccezione (Matrix di Canale Cinque, La Repubblica di Ezio Mauro e l'Unità, per quello che mi pare di aver visto finora). Il problema non è soltanto di Roberto Saviano che difende la sua vita e la sua libertà (e fa bene a farlo) ma di tutti noi che viviamo nell'Italia del 2008.

La responsabilità non è soltanto della destra che governa e non conduce la lotta contro le mafie, come, d'altra parte, assai poco aveva fatto anche il centro-sinistra negli ultimi due anni, ma di tutti quelli che dovrebbero garantire le libertà fondamentali dei cittadini, a cominciare dalle massime autorità istituzionali. Del resto è significativo che, nello stesso tempo in cui si spinge Saviano a lasciare il paese, l'attuale governo Berlusconi vari una legge sull'editoria che rende impossibile la sopravvivenza di quasi tutti i giornali dell'opposizione (a cominciare dal Manifesto). Eppure il capo dello Stato ha parlato di nuovo delle esigenze fondamentali  del pluralismo  ma proprio a Rainews 24 il sottosegretario Buonaiuti ha escluso di fermare quella legge, rovesciando ogni responsabilità sul parlamento ossia sulla maggioranza di destra di cui lui stesso è espressione a livello di governo.

Di fronte a una così aperta e pacchiana malafede non c'è da sperare né che il governo cambi idea sul progetto di eliminare ogni opposizione aperta sul piano dei giornali, né che qualche autorità istituzionale si muova per fermare Saviano e aiutarlo a restare nel nostro paese. Soltanto  Associazioni come Libera e Articolo 21 fanno una battaglia aperta in questo momento e personalmente, facendone parte, mi trovo ancora una volta d'accordo con questa posizione e penso di doverla sostenere  con ogni mezzo. Ora apprendo che non soltanto a Milano ma anche a Roma, a quanto pare per iniziativa dell'astuto sindaco del PDL, Alemanno, (è quello che pensa che il fascismo sia un fenomeno sia un fenomeno complesso e non una feroce dittatura), Saviano diventerebbe cittadino onorario di Roma e nelle scuole della capitale  si leggerebbero brani di Gomorra) . Ma c'è da chiedersi,e parlo ora di Alemanno,come si fa a stare insieme con Berlusconi e con Saviano.Sono due personaggi opposti e incompatibili.Se siamo nella situazione attuale, la responsabilità della destra berlusconiana è centrale. Oppure  mi sbaglio?

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Commenti

#1 · Chip En Sai
21 ottobre 2008, 18:35

Non ho ancora né letto il libro né visto il film!… e sto chiedendomi se questo basti per essere “indifferenti a Saviano”!…
e… quindi… se io stia commettendo “un delitto contro la democrazia”!…
Poiché amo la democrazia… sento che la risposta a questo interrogativo non mi è indifferente!…
ma della democrazia non me ne frega niente… se è in ballo la vita di Saviano!

#2 · Nicola Tranfaglia
22 ottobre 2008, 10:03

E’ una strana concezione della democrazia quella in cui uno scrittore non può scrivere della realtà che ha visto perchè le mafie vogliono ammazzarlo.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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