Lettera al direttore
- Scritto il 17 ottobre 2008
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Gentile direttore
Gli argomenti e i sentimenti di Nicola Tranfaglia, nell'articolo "Il ritorno di Carnevale sull'"Unità" del 15 ottobre, sono esplicitamente ad personam. Ovviamente egli ne ha tutto il diritto. Non per questo però credo possa definirsi ad personam la restaurazione di diritti costituzionalmente garantiti (anche al dott. Carnevale) che erano stati cancellati nel 2007 (senza alcuna motivazione, senza alcun dibattito, in difformità da una sentenza della Corte Costituzionale di quello stesso periodo) contra personam. Null'altro prevede il mio emendamento della scorsa settimana in Senato, al quale invece Tranfaglia attribuisce l'intento di far diventare Carnevale primo presidente della Corte di Cassazione e quindi, pieno carattere di legge ad personam. In democrazia il diritto a partecipare ad un concorso non implica affatto una sorta di prelazione a vincerlo, come suggerisce Tranfaglia nel suo articolo. Del resto, a favore di quell'emendamento (illustrato, discusso, votato in aula) non si sono pronunciati soltanto colleghi di maggioranza, ma anche colleghi dell'opposizione. Da un riferimento corretto del verbale della seduta Tranfaglia avrebbe potuto trarre materiale sufficiente per risparmiarmi insinuazioni che credo di non meritare. Proprio quei parlamentari (dovunque collocati) che non hanno condiviso le parole a suo tempo pronunciate da Carnevale in disprezzo della memoria di Falcone, ritengo debbano essere attentissimi nel non negarne diritti che è vile sottrargli. Se Tranfaglia me lo consente, mi piace pensare sia un insegnamento appreso proprio da mio padre.
Con amicizia
Luigi Compagna Senatore Pdl
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