Ma resta una legge ad personam

La lettera di Luigi Compagna rischia, purtroppo, di ingannare ilettori e di introdurre elementi estranei alla sostanza dellaquestione che ho posto nel mio articolo sul dr Carnevale. Ho parlato di legge ad personam perché il solo magistrato della Corte di Cassazione che può aspirare oggi a diventare primo presidente è proprio Carnevale per la sua anzianità e gli uffici già ricoperti. Questo è un fatto storico che nessuno può smentire e che attribuisce ai parlamentari che hanno votato quella legge una responsabilità, per così dire, oggettiva.

Diffido di discorsi generali e astratti come quello che cerca di fare Compagna in una situazione, viceversa precisa e determinata, come quella che riguarda il caso specifico. In un paese come l'Italia in cui ha avuto un grande peso una tradizione assai lunga di vicinanza al potere dell'alta magistratura (in particolare della Corte di Cassazione) formulare per la seconda volta una legge che favorisce in modo particolare un magistrato come Corrado Carnevale (che al potere democristiano e andreottiano è sempre stato vicino) in modo da consentirgli di restare in carica fino a 83 anni (!) mi sembra in contrasto evidente con le esigenze proprie di una democrazia costituzionale, di uno  Stato di diritto. E, per quello che ricordo e che conosco di Francesco Compagna, sono sicuro che egli non sarebbe mai stato in contrasto proprio con quelle esigenze.

 

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Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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