Intervista del Corrire della Sera a Nicola Tranfaglia
- Scritto il 22 settembre 2008 in Storia
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ROMA - Le origini fasciste della destra le conosce bene. Non solo perché è uno storico di fama, ma anche perché è stato proprio lui, Nicola Tranfaglia, a scrivere la biografia di Giorgio Almirante, pubblicata a puntate a giugno dall' Unità. Una storia nella quale ripercorre il cammino del leader del Msi, dall' antisemitismo alla Repubblica di Salò, fino al passaggio di testimone a Gianfranco Fini. Ora Tranfaglia è soddisfatto dalle parole del presidente della Camera. Ma se da una parte tira un sospiro di sollievo, dall' altra si dice ancora preoccupato.
Sollievo perché? «Perché le dichiarazioni di Fini possono essere interpretate come un decisivo passo avanti sulla strada dell' acquisizione dell' antifascismo come criterio fondamentale per stabilire la democrazia». Di recente qualche «colonnello» di An si era espresso diversamente. «E infatti le sue parole mi sembrano in aperta polemica sia con La Russa sia con Alemanno».
Preoccupato perché? «Con la rivalutazione di Balbo e di altri esponenti fascisti, Forza Italia, che è un partito populista, si sta spostando sempre più a destra. E non solo quanto a nostalgia, ma anche per le politiche che sta attuando». Cominciamo da Fini: il suo giudizio sul fascismo è nettamente negativo. «Già nel 2003, allo Yad Vashem, disse cose in oggettivo contrasto con quelle che aveva detto fino ad allora. Parlare di male assoluto riferendolo solo alle leggi razziali non tiene conto della natura dispotica del regime, che fece uccidere Gramsci e Matteotti e picchiò fino alla morte Amendola. Ora Fini fa un passo avanti importante».
E Salò? La Russa ha rivalutato chi «combattè in difesa della patria». «Si trattò di un regime satellite del Terzo Reich che combattè fino alla fine per difendere gli ideali nazisti di Hitler. Bene ha fatto Fini a prendere le distanze». Ma il fatto che Fini debba intervenire ancora una volta, per sconfessare i suoi, qualcosa significherà. «In effetti c' è una contraddizione netta tra lui e gli altri dirigenti. Mi sembra che siamo nel caso di un leader che si trova molto più avanti rispetto alle convinzioni della base e ai funzionari».
La Destra di Storace potrebbe avvantaggiarsene? «Non credo. Sono residui di una destra ormai tramontata che non trova spazio nel Paese. La reazione di Storace è un giusto sigillo alle dichiarazioni di Fini: è l' ennesima speranza di riscossa di un estremismo che però è condannato dalla storia». Quella di Fini invece è una destra ormai moderata. «Sì. Mi sembra che ora sia Forza Italia ad aver scavalcato a destra Alleanza nazionale».
C' è ancora qualche resistenza o reticenza da abbattere per Fini? «Non credo. Mi sembra decisivo riconoscere che l' antifascismo è indispensabile. È il passo fondamentale per uscire dal limbo: finalmente il fascismo non è più la base della destra in Italia. Mi lasci dire un' ultima cosa su Fini».
Prego. «Le sue dichiarazioni in qualche modo concludono, perché vanno in direzione opposta, il percorso avviato da Luciano Violante nel ' 96, con l' apertura ai "ragazzi di Salò". Un discorso infausto. E' significativo che ci sia questo rovesciamento di ruoli e che, dopo dieci anni, arrivi la smentita di Fini alle parole di Violante».
Trocino Alessandro
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