La Lega Sovversiva
- Scritto il 23 luglio 2008 in Articoli Unità
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Roberto Maroni, ministro dell'Interno della repubblica, ha condotto una campagna martellante per prendere le impronte digitali ai bambini dei Rom e, quando le Camere hanno stabilito che la schedatura riguarderà tutti gli italiani dal 2010, ha negato il carattere discriminatorio di quella norma e ha difeso la scelta del governo. Mi chiedo se sogno o son desto. Mai nella storia d'Italia era successo che ministri in carica insultassero lo Stato di cui sono espressione e portassero avanti le pretese della parte politica che rappresentano. Ma l'aspetto più grave della situazione è che, di fronte a un simile comportamento, nessuna istituzione della repubblica reagisca in maniera adeguata.
I presidenti delle Camere che sono alleati della Lega nel governo, hanno difeso i simboli nazionali, ma non hanno segnalato la contraddizione della Lega né hanno messo in discussione l'alleanza. Anzi il presidente dei deputati di Forza Italia alla Camera on. Cicchitto ha sottolineato che la coalizione è salda e che la Lega ne fa parte a pieno titolo. Il Capo dello Stato è rimasto in silenzio. E il presidente del Consiglio ha rassicurato Bossi e Maroni che va tutto bene e che i rapporti tra gli alleati non presentano problemi di nessun genere. Sembra di sognare. Abbiamo due ministri in carica, i più importanti della Lega, che offendono la repubblica e i suoi simboli, che adottano iniziative razziste o le annunciano per il futuro, e nessuno si preoccupa. O, al massimo, danno un buffetto scherzoso agli autori delle iniziative.
Ma, se le cose stanno così, non solo è urgente che il presidente del Consiglio vada alla Camere (come ha chiesto il PD di Veltroni) e dica quale è la sua opinione sulle parole di Bossi e che cosa pensa degli insulti alla repubblica, ma anche che chieda ai due ministri di osservare il giuramento appena fatto e di non parlare più di una inesistente Padania che si contrappone alla costituzione repubblicana e allo stato democratico. I leghisti vorrebbero introdurre nel nostro paese regole e leggi che contraddicono in pieno ai principi costituzionali e alle regole, introdotte anche dalle convenzioni dell'ONU, sull'eguaglianza dei cittadini del Nord e del Sud nell'Italia repubblicana. E' prevedibile una tale presa di posizione da parte di Berlusconi dopo che alla Camera il gruppo della Lega Nord, con le parole del capogruppo Cota, ha riaffermato, come se nulla fosse, le parole di Bossi e ha ripetuto gli insulti a Roma e alla "canaglia centralista"?
Crediamo proprio di no e pensiamo che si deve prender atto che ci sono due ministri di grande rilievo nell'attuale governo (Riforme e Interno) che si ritengono ministri della Padania piuttosto che della repubblica e si comportano come se non seguissero il progetto della coalizione di maggioranza ma gli interessi di un altro Stato, che ha un suo parlamento, sue leggi e suoi organi separati. Non era mai avvenuto nei centocinquant'anni dell'Italia unita. Non nei sessant'anni dello Stato liberale. Non nel ventennio fascista e neppure nei sessant'anni della democrazia repubblicana. Succede ora con il ritorno di Berlusconi al potere che porta con sé in una posizione privilegiata tra gli alleati la Lega Nord di Bossi, le attribuisce ministeri di primaria importanza e le permette di dire e fare quello che vuole, al governo e in parlamento.
A quale esito porterà la repubblica la presenza nel governo Berlusconi di due logiche diverse? E di due stati differenti: la Padania e l'Italia repubblicana? E' difficile prevedere che cosa accadrà ma è certo che la Lega Nord proseguirà su una strada autonoma ed estranea alla costituzione malgrado i giuramenti fatti al momento di formazione del governo Berlusconi. Bossi e Maroni difendono i voti presi dalla Lega e la sua specifica ideologia che ha nel Dna la secessione e la lotta allo Stato italiano così come si è formato nei precedenti centocinquant'anni ed è in fondo una lotta per l'egemonia culturale all'interno della destra che governa oggi l'Italia. Sta al presidente del Consiglio scegliere tra l'assimilazione della Lega alla coalizione di maggioranza e l'adozione delle parole d'ordine della Lega Nord come ideologia di tutta la destra unita. Di qui, da questa attuale incertezza nasce il tentativo di Berlusconi di abbassare i toni e di rassicurare gli alleati leghisti senza adottarne gli slogan.
Ma i gravi insulti di Bossi ai simboli dell'unità nazionale e le iniziative discriminatorie in preparazione (o già fatte come quelle iniziali di Maroni contro i bambini Rom) provocano aperte contraddizioni all'interno della maggioranza parlamentare e rischiano di suscitare reazioni di altri organi costituzionali. Staremo a vedere. E molto dipenderà anche dall'opposizione che non può, in nessun caso, rinunciare alla difesa della costituzione repubblicana e dello Stato democratico di fronte a quello che Gramsci, in altri tempi, avrebbe chiamato il "sovversivismo" strisciante delle classi dominanti italiane.
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#1 · Luca Save
23 luglio 2008, 12:43E’ molto strano leggere queste sue giustissime considerazioni su dei fatti che non hanno davvero nulla di nuovo o di sorprendente. Lei potrebbe aver tranquillamente scritto (e magari lo ha fatto veramente) le stesse cose sia due legislature che quattro legislature fa. I personaggi sono gli stessi, gli argomenti cambiano molto poco. Ciò che cambia è la capacità di far presa della sua indignazione. Sempre più attenuata da una comprensibile assuefazione. Ma è chiaro che nel centro-sinistra non tutti vivono questa indignazione nello stesso modo. Nella scorsa legislatura il timore di riconsegnare il paese a persone con queste idee e con queste contraddizioni spudoratamente incarnate nel loro agire politico non è stato sufficiente a convincere i vari leader del centro-sinistra a definire un ordine di priorità tale da sacrificare alcune battaglie di identità ad una missione che potremmo definire “superiore”. Faccio solo un esempio: alcuni partiti non hanno rinunciato a fare una lunga battaglia di posizioni sul tema delle pensioni, anche a seguito di un faticoso accordo raggiunto con i sindacati, con indubbi effetti di logoramanto sulla popolarità e capacità di tenuta del gioverno Prodi e pur avendo consapevolezza che le possibilità di successo di tali iniziative (giuste o non giuste) erano comunque estremamente esigue. A mio parere quel tipo di battaglie dimostra che il pericolo di una “emergenza democratica” quale quella delineata anche nelle sue parole non era percepita come tale da molti esponenti del centro-sinistra, nonostante ci fossero già state 3 significative esperienze di governo Berlusconi a non lasciare dubbi sulla natura di questo centro-destra, dei suoi uomini e delle sue idee. Per questo mi fanno uno strano effetto le sue parole, pronunciate quasi con lo stupore di chi sta affrontando una questione nuova e mai dibattuta. Forse la sua è solo la virtuosa pazienza di chi deve raccontare più volte la stessa storia a chi fino a quel momento non si è ancora “collegato”. Da storico di straordinarie qualità quel lei è (i suoi libri sono belli e ben scritti) sarà forse giunto alla conclusione che è questa la cosa giusta da fare…