Un paese senza contropoteri
- Scritto il 24 giugno 2008 in Articoli Manifesto
- Invia per e-mail
- Segnala questo articolo
Ma chi poteva credere che Silvio Berlusconi fosse diventato, nella sua terza incarnazione come capo del governo, sincero democratico? Eppure in questi ultimi quindici anni le prove che l'uomo fosse sempre quel bugiardo, mentitore abituale, ambiguo per definizione, convinto che il populismo mediatico sia la forma migliore di governo per gli italiani, sono state frequenti e di ogni genere. Non c'è stata dichiarazione che non fosse seguita da una smentita il giorno dopo. E in pochi giorni Berlusconi ha detto tutto e il suo contrario. Se imagistrati si arrendono, con arroganza pari a un perfetto candore.
Ora, a due mesi dalle elezioni che gli hanno dato di nuovo una larga maggioranza da parte di un popolo che in gran parte lo ama e lo predilige, ha di nuovo messo nel piatto le sue carte brutali e indigeste. Alla magistratura dice che non è il terzo potere ma solo un ordine che non può ribellarsi all'esecutivo che egli incarna. Che la democrazia non è il governo delle leggi, come pensavano i padri costituenti, ma che le leggi devono fermarsi di fronte alla sua autorità e al suo potere. Se ci sono magistrati che non accettano questa lezione e vogliono procedere contro di lui per corruzione dei giudici o altre piccole bagattelle vanno fermati subito. Per prima cosa con la sospensione dei processi poi con un disegno di legge preparato dal solerte Alfano che riproduce il lodo Schifani del 2005. Il liberale Alexis de Tocqueville, che non rientra con tutta evidenza fra le frettolose letture del cavaliere, scriveva negli anni '30 dell'Ottocento che uno stato liberale moderno ha bisogno di due contropoteri forti, la magistratura e la stampa (oggi si direbbe la televisione).
Nell'Italia di oggi abbiamo assai poco di televisioni e di giornali indipendenti: pochissimo se si guarda la diffusione di copie e alla circolazione di trasmissioni. Ma a Berlusconi un «quarto potere» che cede alla politica e agli imprenditori non basta. E' necessario che anche i giudici si arrendano e non processino più lui, malgrado l'attività intensa di truffe e di corruzioni che a quanto pare ha messo in opera prima e dopo l'avventura politica. All'opposizione parlamentare e agli italiani chiediamo se è tollerabile la ripetizione di un film che ogni volta si proietta a tinte più fosche. C'è da sperare che gli italiani, anche quelli che lo hanno votato di nuovo in aprile, riflettano e si sveglino da un sonno che rischia di essere pericoloso per la democrazia repubblicana.
Segnala questo articolo sui Social Network:













