La società civile meridionale tra arcaico e post-industriale

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Di fronte a una lettera chiara e articolata come quella dello studente Nunzio Pardo che ha chiesto un dibattito sulla vicenda terribile dell'assassinio di Lorena Cultraro, quattordicenne, da parte di tre ragazzi di 15,16 e 17 anni, è necessario ricordare brevemente la vicenda. La ragazza era amica dei tre assassini e spesso c'erano tra loro giochi sessuali. L'elemento esplosivo del rapporto è scoppiato il 30 aprile scorso quando Lorena ha detto ai suoi amici che era incinta. Di fronte all' efferatezza e anche a una certa gratuità del delitto (uno dei ragazzi dopo aver confessato davanti al giudice gli aveva chiesto se poteva tornare subito a casa) il nostro corrispondente analizza in maniera intelligente le reazioni dei cittadini di Niscemi e l'incomprensione sostanziale da parte dell'opinione pubblica locale cogliendo un elemento innegabile che è il fallimento puro e semplice delle agenzie educative della città.

Su questo punto non c' è dubbio alcuno di fronte alla scolarizzazione della vittima, come degli assassini, che non ha avuto nessun effetto positivo giacchè ai giochi sessuali (di per sé precoci ma non rari né condannabili in quanto tali) non e' corrisposto, dall'una come dall'altra parte, il necessario senso di responsabilità e da parte dei tre giovani il ripudio della violenza al momento del disvelamento della situazione reale. Paradossalmente quei ragazzi hanno adottato nei loro rapporti tendenze proprie di una diffusa modernità propria delle grandi metropoli del centro e del nord ma, nello stesso tempo, (e questo vale ovviamente non per la vittima ma per gli assassini) hanno conservato quella mentalità arcaica e filo-mafiosa, di cui parla lo studente Pardo, che è emersa appena si è presentato nei rapporti un problema di non facile soluzione. Ed è proprio una simile contraddizione tra antico e moderno, tra arcaico e post-industriale che ha generato il dramma e la morte di Lorena.

Ma un cosa simile può succedere soltanto se la società civile - un termine che un filosofo come Jurgen Habermas ha usato negli anni cinquanta riprendendo un concetto già presente nell'opera di Karl Marx - è in una crisi profonda.
Per società civile Habermas ma, con lui tutta la filosofia moderna e tra gli ultimi l'italiano Norberto Bobbio, intendono come "il luogo dei rapporti di fatto" di fronte allo Stato che è a sua volta "il luogo dei rapporti di potere legittimo".
E una società civile prevede non soltanto che le agenzie educative siano efficaci rispetto all'educazione di ciascuno ma che ci siano organi di stampa in grado di narrare i fatti e a loro volta spiegare all'opinione pubblica locale dove stia il bene e dove stia il male, quali siano i valori costituzionali da difendere e da diffondere all'interno della popolazione. Se questo accade significa che la cultura mafiosa è ormai diventata egemone in quella società.

Ebbene non soltanto nella Sicilia contemporanea, ma in molte regioni del Mezzogiorno continentale e isolano e forse persino in altre zone del nostro paese la società civile conserva forme arcaiche di potere assai lontane sia dalla costituzione repubblicana che dallo Stato di diritto, che non rispetta i principi di eguaglianza tra le donne e gli uomini e non contempla il dominio della forza e della violenza da parte dello Stato bensì da altre agenzie private tra cui le associazioni mafiose. E c'è una lotta costante tra lo Stato e le istituzioni, da una parte, e i metodi e le mentalità mafiose dall'altra che sembrano emergere dallo stupore di quel ragazzo, interrogato dal giudice, che si stupisce di non poter ritornare a casa dopo aver confessato di aver partecipato a un grave atto di violenza come l'assassinio di una quattordicenne.

Se avviene un episodio come questo, la crisi della società civile è assai grave e spetta chi governa, a livello locale come a livello nazionale, per intervenire con forza a favore delle vittime di situazioni che sembrano ambientate due o trecento anni fa. C'è da sperare che almeno il dibattito culturale a livello nazionale assuma problemi di questo genere tra quelli che richiedono larghe convergenze tra forze politiche e culturali per affrontare simili crisi della società e intervengano prima di tutto a livello istituzionale per superare i drammi che affliggono la società meridionale e, in particolare, quella siciliana.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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