Sulle radici del razzismo italiano

Di fronte alle numerose manifestazioni di antisemitismo e di razzismo esplose nelle ultime settimane in Italia (pensiamo all'assalto del campo degli zingari-rom a Ponticelli, alle selvagge e ripetute aggressioni contro stranieri, agli scontri all'università "La Sapienza" di Roma, alla devastazione di negozi di immigrati al quartiere del Pigneto nella capitale), più di uno si chiede da dove viene la vena razzista e xenofoba che sembra contrassegnare il nostro paese rispetto agli altri paesi europei. Le risposte si possono trovare nella nostra storia pre e postunitaria. E si collocano in gran parte dopo la prima guerra mondiale nell'Italia prima nazionalista e poi fascista.

Intanto l'atteggiamento del clero cattolico che, fino al Concilio Vaticano II proclamato da Giovanni XXIII e attuato da Paolo Sesto nei primi anni sessanta del Novecento, è stato sempre antigiudaico. Già nell'esegesi biblica cristiana, l'unico scopo della religione ebraica era stato quello di preparare il terreno per la missione di Gesù Cristo. Tutte le sventure e persecuzioni che colpivano gli Ebrei venivano giustificate dal clero con le colpe presunte degli ebrei stessi, prima fra tutte la colpa infamante del deicidio, cioè di aver condannato Gesù alla morte a Gerusalemme. All'antisemitismo cattolico si affianca, e spesso si unisce agli inizi del Novecento e cresce dopo la prima guerra mondiale, l'antisemitismo nazionalista e fascista che fin dall'inizio è presente all'interno del movimento e poi del regime mussoliniano. Dal 1913 esce la rivista "La vita italiana" diretta dall'antisemita Giovanni Preziosi che avrà un ruolo importante nell'ultima fase della dittatura, durante l'esperienza della Repubblica Sociale Italiana, dal settembre 1943 all'aprile 1945.


Ma è fin dai primi anni trenta (1932) che Mussolini incomincia la persecuzione degli ebrei: prima con l'emarginazione culturale, poi con quella della vita degli ebrei che, dall'ottobre 1938 sono colpiti nel lavoro e nel ruolo sociale e di lavoro.
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale gli ebrei sono censiti, spogliati dei loro beni e infine rastrellati e deportati nella Germania nazista: quasi diecimila ebrei su meno di cinquantamila residenti in Italia sono deportati nei lager e soltanto pochi di loro sopravvivono al trattamento.
Ma, prima del 1938, l'Italia coloniale sperimenta in Africa, con la conquista dell'Etiopia nel 1936 una legislazione razzista che discrimina pesantemente gli africani rispetto agli italiani. Non solo antisemitismo, dunque, ma anche razzismo verso i neri. Nel dicembre 1946 nasce il Movimento Sociale Italiano che ha come primo segretario il fascista e razzista Giorgio Almirante, già collaboratore del ministro Mezzasoma nella RSI e autore di numerosi articoli che inneggiavano alla persecuzione degli ebrei. Il Movimento Sociale Italiano è di frequente al governo, nelle città come nella capitale grazie alla sua alleanza con il partito cattolico di governo.
Fino al 2000, quando nasce Alleanza Nazionale a Fiuggi, l'antisemitismo è un motivo presente nella dottrina del partito come l'esaltazione del fascismo di Salò rispetto alla democrazia repubblicana. E, d'altra parte, fin dagli anni sessanta, nascono altre organizzazioni esterne prima al MSI poi ad Alleanza Nazionale che si definiscono neonaziste e razziste. Un caso esemplare che ha oggi un deputato in parlamento, Luca Romagnoli, alleato al Popolo della Libertà, è quello di Forza Nuova che è presente su gran parte del territorio nazionale e che si distingue spesso per azioni violente contro zingari, ebrei e stranieri. Non c'è, quindi, da stupirsi particolarmente se razzismo e antisemitismo riemergono in un paese nel quale per giunta c'è ora al governo da sola una coalizione di destra e, al contrario, tre milioni di elettori di sinistra non sono affatto rappresentati.


Se questa è la storia, bisogna aggiungere altri elementi contemporanei. Forze politiche di destra, a cominciare dalla Lega Nord di Bossi, e mezzi di comunicazione di massa hanno svolto e continuano a svolgere un'influenza negativa sulla maggior parte degli italiani inducendoli a vivere con paura i problemi della sicurezza personale e nelle città di fronte alla presenza degli immigrati, pur essendo questi ultimi presenti nel nostro paese in una percentuale - poco più del 3,5 per cento - minore di quella degli altri grandi paesi europei.
Si rimuove il livello di violenza che esiste nelle famiglie italiane in crisi (fenomeno che richiederebbe ben altra attenzione) per parlare soltanto della violenza provocata dalle aggressioni compiute dagli zingari e dagli stranieri. E tutto questo è favorito dalla intensa campagna politica che la destra alimenta contro gli immigrati e gli stranieri.
Sia il Presidente della Repubblica Napolitano che molti esponenti politici, soprattutto dell'opposizione, hanno messo in guardia gli italiani di fronte agli episodi di intolleranza e di xenofobia ma si tratta di voci minoritarie nell'establishment politico del paese in questo momento.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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