Povera informazione nell'Italia bipartisan

I fatti sono andati così. Sabato sera Marco Travaglio era ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio. Lì ha pronunciato quelle frasi contro il Presidente del senato Schifani che hanno innescato un putiferio e indotto la seconda carica dello Stato a querelare Travaglio. Si parlava dell'informazione in Italia e della sudditanza al potere. Eccole, le parole "incriminate". «Il clima politico induce alla distensione tra l'opposizione e la nuova maggioranza? Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi? E io non dovrei scriverlo perché non lo vuole né la destra né la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che ritengono giuste, ma io faccio il giornalista e queste cose devo raccontarle. L'ha raccontate Lirio Abbate nel libro che ha scritto assieme a Peter Gomez e viene giustamente celebrato come un giornalista eroico minacciato dalla mafia». Dopo l'intervista è caduta sulla testa di Travaglio una valanga di critiche, non solo da parte della maggioranza di governo, come è ovvio che fosse, ma anche da parte del Pd. Un coro di appelli per un'informazione di qualità e di disapprovazione per il giornalista, colpevole - dicono - di aver fatto il proprio mestiere senza un contraddittorio in studio.

E ora? Tutti invocano sanzioni che potrebbero arrivare dall'authority nei confronti della Rai, di Che tempo che fa e di Fabio Fazio. E se dovesse andare così la catena si abbatterebbe alla fine sullo stesso Travaglio, col risultato di mettere fine alla sua collaborazione con Annozero. Uniche voci dissonanti rispetto al linciaggio in corso vengono da Rifondazione comunista. Ci sono le parole di Ferrero: «Il coro bipartisan contro Marco Travaglio è preoccupante, anzi indecente. Segue all'attacco sempre bipartisan nei confronti di Santoro reo di aver mandato in onda alcuni interventi di Beppe Grillo dal V-day di Torino. Era prevedibile che il Pdl tentasse di nuovo di imbavagliare l'informazione. E' incomprensibile che il Pd gli dia una mano». E c'è anche il giudizio di Graziella Mascia che, se anche non approva «il modo di fare informazione» di Travaglio, pure accusa il centrodestra di «sfruttare la vicenda per un'operazione di pulizia etnica all'interno della Rai».

Nel frattempo, Travaglio si difende e rincara la dose: «Sono stato fin troppo buono. Schifani non aveva solo amicizie, è stato anche socio in affare del signore Nino Mandalà che è stato condannato come capo della mafia di Villabate e di un altro signore, pure condannato perché era il re degli appalti mafiosi di Riina e Provenzano. Sono due cose assolutamente documentate. Nessuno mi ha detto cosa c'è di falso in quello che ho detto. E' l'unica cosa che non possono dirmi perché è tutto vero». Il direttore di Raitre si è dissociato? «Per me è un onore, se si fosse associato un direttore che è abituato a censurare e a chiudere trasmissioni come Raiot mi sarei preoccupato». «Travaglio fa il proprio mestiere, fa informazione. Parla di cose circostanziate», dice Nicola Tranfaglia, storico contemporaneo e autore di saggi sul sistema dell'informazione in Italia.

Tutti accusano Travaglio di aver parlato senza un contraddittorio. Però nessuno invoca questa regola per il comportamento distorto che spesso i giornali adottano a proposito di reati attribuiti a immigrati e rom. Notizie urlate senza accertamenti e che poi si rivelano false. Come mai ci si ricorda delle regole solo quando un giornalista fa informazione scomoda al potere?

Assistiamo di continuo a trasmissioni televisive nelle quali non c'è contraddittorio. E credo che assisteremo ancora di più che in passato a questi programmi visto l'atteggiamento della destra. La regola del contraddittorio sia a livello di giornali sia a livello di televisione è osservata in maniera molto frammentaria e altalenante. Invocarla solo in questa occasione non mi sembra adeguato. Questo è il mio parere personale.

Sul merito delle cose che afferma Travaglio il presidente del Senato Schifani avrà modo, se lo ritiene opportuno, di agire legalmente. Ma cosa c'entrano i provvedimenti e le sanzioni invocate?

Intanto devo notare che queste cose che riguardano Schifani sono state scritte in un volume di Lirio Abbate e Peter Gomez pubblicato dall'editore Fazi più di un anno fa (I complici, ndr >). Il senatore Schifani non ha querelato nessuno. E di tempo ne avrebbe avuto. Né ha smentito quello che è stato scritto. Adesso, solo perché si passa dai libri alla televisione, improvvisamente si cambia idea. Si fanno libri dicendo delle cose, le persone interessate hanno la facoltà di querelare. Ma il fatto, qui, è che non c'è stata nessuna querela. Quello che hanno scritto Abbate e Gomez ha riferimenti precisi: fatti, date e atti processuali.

Oltre al caso Travaglio preoccupa anche l'uso politico che la nuova maggioranza di governo può fare dell'intera vicenda. Il rischio, diciamolo chiaramente, è che si metta sotto controllo la Rai e il servizio pubblico. O no?

La nuova maggioranza punta alla rimozione dell'attuale direttore generale e alla nomina di un nuovo direttore generale. Più che a una normalizzazione  assisteremo al rovesciamento di tutta l'attuale dirigenza della Rai che era già una dirigenza frutto di un compromesso tra il vecchio governo e l'allora opposizione. Ora arriveranno dirigenti tutti legati alla destra. Questa è la prospettiva.

Pdl e Pd sono uniti nelle critiche a Travaglio in un coro bipartisan. E' in atto una smobilitazione culturale dell'antiberlusconismo, uno smantellamento del pensiero critico. Non le sembra un atteggiamento troppo cedevole quello del Pd?

Dicono che essere antiberllusconiani non paga. Ma l'atteggiamento antiberlusconiano in altre occasioni non ha determinato la vittoria netta della destra come è successo stavolta. In passato lo schieramento antiberlusconiano ha vinto, non lo dimentichiamo.

Anzi, proprio quando si rinuncia a mettere a nudo il berlusconismo, a capire perché fa egemonia, proprio allora si perde di brutto...

L'atteggiamento del Pd è troppo cedevole. E' notizia che subito dopo la fiducia ci sarà un incontro tra maggioranza e opposizione per avviare un dialogo. Un incontro chiesto da Berlusconi e subito accettato da Veltroni. L'unico punto sul quale il Pd è concorde è sul non fare antiberlusconismo e, anzi, collaborare con il governo ogni volta che sia possibile.

Una scelta suicida...

Così facendo il Pd finirà per rafforzare l'egemonia della destra in Italia. Di fronte alla richiesta di un'opposizione decisa e netta la dirigenza del Pd ha paura di apparire antiberlusconiano e si convince della necessità di dialogare il più possibile. Ci tengo a dire che una cosa è l'atteggiamento dei dirigenti del Pd, altra cosa è l'umore dell'opinione pubblica del paese che purtroppo, però, ha scarse possibilità di farsi sentire. Non sono affatto convinto che tutti gli elettori del Pd siano d'accordo con la strategia di Veltroni.

Ma questa strategia non contribuisce ad aumentare il divario tra i gruppi dirigenti della sinistra e il loro popolo?

E' davanti agli occhi di tutti l'insoddisfazione della base rispetto alla dirigenza. Il Pd non ha fatto il suo congresso e non si sa bene quando si farà. La sensazione che hanno molti italiani è che questa strategia di Veltroni sia suicida, però non ci sono strumenti per controllare e valutare le scelte politiche. A mio avviso il segretario del Pd ha fatto molti errori ma non c'è modo di verificare se gli elettori del Pd sono d'accordo oppure no. Possiamo immaginarlo ma non possiamo dirlo con certezza. L'analisi dei flussi elettorali dimostra che ci sono stati elettori di sinistra che hanno votato Pd credendo alla favola veltroniani che era possibile raggiungere Berlusconi. La previsione del sorpasso si è poi rivelata totalmente infondata e falsa. I risultati sono devastanti: una maggioranza netta della destra, un Pd cedevole e la sinistra fuori dal Parlamento.

Possibile che si conceda tanta attenzione nei confronti di un giornalista che fa il suo mestiere? Non sarà che l'informazione è costretta a sostituire la politica vista la latitanza dell'opposizione parlamentare?

E' almeno da trent'anni a questa parte che in Italia ci sono processi di supplenza alla politica: o dalla parte della magistratura o dalla parte di pezzi piccoli dell'informazione. Avvengono, questi processi, di fronte a un vuoto molto forte della politica. Ma questo dipende anche da come sono distribuiti i mezzi di comunicazione in Italia. I grandi giornali sono tutti schierati con la dirigenza del Partito democratico. Non è facile far trapelare posizioni politiche diverse. Ma non mi pare che i leader politici si diano molto da fare per cambiare. Mi sembra che accettino la situazione.

La politica attacca l'informazione. Ma anche l'opinione pubblica se la prende con giornali e tv. Non c'è il rischio di un sentimento qualunquista contro tutta l'informazione senza distinguo?

Sono due atteggiamenti complementari. Io non accetto una critica indifferenziata. Prendiamo atto che la maggior parte dell'informazione è conformista. Poi ci sono pezzi dell'informazione che si comportano liberamente. Conosciamo le tirature dei giornali, conosciamo la forza della televisione. Ci sono giornalisti che provano a opporsi a questo sistema, ma sono una minoranza contro a una maggioranza schierata con l'establishment. Detto questo, le soluzioni avanzate da Grillo non mi convincono affatto. Porterebbero a un peggioramento dell'informazione. Senza finanziamenti chiuderebbero i piccoli e resterebbero solo i grandi giornali con alle spalle i poteri economici.

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Commenti

#1 · Emanuele
13 maggio 2008, 17:16

Oddio, che Italia surreale, che abisso di regresso e di malacultura… Solidarietà per Tranfaglia contro l’idiozia.

#2 · stefano baudino
13 maggio 2008, 20:12

Caro Paquito per una volta hai parlasto normalMa tuttavia le osservazioni di TraNFAGLIA SONO GIUSTE, LA SINISTRA DEVE RISCOPRIRSI SINISTRA.
pRIMA O POI ANCHE vELTRONI DOVRà CAPIRLO.
Comunque adesso dopo il master che fai?
Come mai non hai fatto un master alla Bocconi e alla LUISS se non ti piace l’università di sinistra

#3 · Nicola Tranfaglia
14 maggio 2008, 09:09

Caro Paquito, rimandi pure il suo commento, se davvero non contiene offese personali io lo accetto. Probabilmente è stato cancellato da chi collabora con me, perchè ritenuto, a torto, offensivo.

#4 · giuseppe
14 maggio 2008, 12:37

Buongiorno professore, mi permetto di inviarle un commento del tutto personale alla vicenda di Travaglio, senza la pretesa di essere nel giusto ma conla serenità di non avere leso la bertà di nessuno.
G.

http://nientepercaso.blogspot.com/2008/05/proposito-di-marco-travaglio.html

#5 · Arturo
14 maggio 2008, 21:06

Oh, finalmente un’argomentazione razionale e pacata invece dei soliti isterismi! Grazie Giuseppe! Tuttavia, no, non sono d’accordo. Molto sammariamente: è verissimo, Travaglio non stava facendo semplicemente informazione ma esercitando un suo diritto di critica (d’altra parte Che tempo che fa non è una trasmissione di approfondimendo giornalistico) rievocando alcuni fatti, senza naturalmente entrare nei dettagli ma indicando la fonte (il libro di Abbate e Gomez), e traendone un giudizio su Schifani. Ci sono quindi due questioni: la veridicità dei fatti riportati; quella che i giudici chiamano continenza formale. Riguardo alla prima, alla critica non si chiede la precisione della cronaca, dal momento che può essere riferita anche a comportamenti generici o diluiti negli anni; in ogni caso mi pare che l’indicazione della fonte soddisfi pienamente il requisito. Va osservato, però, che Travaglio non ha mai detto che Schifani è un mafioso, come (qui tu poco obiettivamente) lasci intendere, ma, testuale, “ha avuto delle amicizie con dei mafiosi” (http://it.youtube.com/watch?v=3Pyc_GMHrMY , minuto 6:38), il che è incidentalmente vero. Ora, chi ha una qualche vaga idea di come funzioni la mafia, di come tessa rapporti e relazioni, sa perfettamente quanto sia rilevante una tale notizia in relazione all’attività di un avvocato che all’epoca dei fatti le elementari le aveva già finite da qualche tempo. La questione della contienza formale è effettivamente più discutibile. Basti dire che la giurisprudenza ne dà un’interpretazione tanto meno stringente quanto maggiore è l’interesse pubblico e fondate le argomentazioni. Riconosco che qui è difficile esprimere un giudizio. Certo gli “eccessi” di libertà di espressione mi hanno sempre preoccupato poco, ma questo ammetto che è frutto di sensibilità personale.

#6 · giuseppe
16 maggio 2008, 14:57

grazie a te arturo per il tuoc ommento, è lo scambio di idee contarie che rende tale una democrazia. Ed è il motivo per cui spesso sono contro il prof Tranfaglia, che sembra davvero troppo poco oggettivo…

#7 · Arturo
16 maggio 2008, 21:23

La partigianeria non esclude lo scambio; anzi, il fatto di aver aperto un blog in cui è possibile lasciare commenti non mi pare espressione di un desiderio di sottrarsi al confronto o alla contestazione. Tra l’altro io penso che la trasparenza del confronto ne guadagni se si gioca a carte scoperte. Di là da questo (e del fatto che apprezzo molto il Tranfaglia storico, per quanto non condivida alcune sue posizioni), dovremmo entrare nel merito delle singole questioni. Sul caso Travaglio, segnalo anche questo articolo del sempre ottimo Tomanelli:
http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/62/travaglio-da-fazio-legittima-la-critica-al-presidente-schifani/
Certo il fatto che in un paese democratico i politici italiani non siano mai sottoposti a interviste pressanti come quelle che si vedono normalmente negli altri paesi occidentali (ci provicchia ogni tanto l’Annunziata, ma per quanto il suo approccio sia tutto sommato soft è stato sufficiente per mettere in fuga Berlusconi) a me pare un’anomalia; se si considera la percentuale di parlamentari non propriamente immacolati e l’impossibilità di selezionarli nominativamente attraverso la legge elettorale, l’anomalia a mio giudizio diventa piuttosto grave.

#8 · Mattia
17 maggio 2008, 23:29

Credo che il problema sia alla radice… Al di là delle critiche, giuste o meno, che si possono fare a Travaglio, io mi chiedo se sia giusto o meno chiudergli la bocca…

Nelle democrazie succede? E’ lecito allontanare dai media chi fa satira o giornalismo scomodo per il potere (indipendentemente dal fatto che lo faccia bene o male)?

#9 · Arturo
18 maggio 2008, 01:00

E’ ovvio che alla fine il problema è quello; ritenevo però utile arrivarci dopo un po’ di pulizia concettuale. Se si riesce a chiarire che si tratta di un gionalista che ha rivolto una critica politica dura, magari anche in forma satirica, ma basata su fatti veri – e quindi legittima – a un potente uomo politico, la questione perde molto dell’astrattezza che spesso caratterizza le dispute sulla libertà di espressione.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: La mafia come metodo

Nel 1991, un anno prima delle stragi di Capaci e di via d'Amelio, era già chiaro, per chi avesse la lucidità necessaria, che la mafia o, meglio, le mafie italiane avevano un metodo di comportamento che si stava espandendo nelle istituzioni politiche e nella società civile dell'Italia contemporanea e che la reazione dello Stato si era dimostrata, fino a quel momento, debole e inefficace. Quello che sta accadendo ora appare come la conseguenza di una lunga coabitazione tra mafia e politica che è destinata a durare ancora fino a quando lo Stato non debellerà il fenomeno mafioso. (continua)

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