I naufraghi del PD

L'editoriale di Enrico Deaglio sul numero 4 di Diario, di recente divenuto quindicinale, che si segnala per la pulizia dei suoi articoli e per l'interesse dei suoi argomenti, parla in due pagine intere delle contradizioni del partito democratico, dei suoi candidati inaffidabili come Calearo in Veneto o delle figure folcloristiche e funebri come Ciarrapico nel PDL e alla fine conclude in un modo che è tipico di chi ha creduto nella mistificazione giornalistico-politica del "voto utile" santificato da Veltroni e dai mass media che lo seguono per squallido opportunismo. "Si prevede: legislatura breve, un qualche inciucio, ma tutto sarà concluso tramite avvocati, (conclude Deaglio) nessuno farà più la fine di Aldo Moro. Nessun giudice salterà più sull'autostrada Punta Raisi-Palermo o andando a trovare la mamma a casa. Altri tempi, buoni per i documentari a tarda notte. Quindi andiamo tutti a votare, con consapevolezza e allegria. Chi scrive voterà per il PD." 

Siamo di fronte a un attacco di schizofrenia da parte di un intellettuale e scrittore che ha fatto finora cose egregie e non di rado anticonformiste ma che sembra essere approdato a un completo cinismo. Deaglio con questa presa di posizione sembra dire agli italiani che bisogna arrendersi. Che PD e PDL si assomigliano e che tuttavia ha senso schierarsi per il primo e assistere tranquilli al governo di larghe intese e a quello che seguirà.

Ma siamo davvero a questo punto? E ha senso accettare la visione veltroniana e berlusconiana del "voto utile" soltanto se dato a uno dei due maggiori partiti? O non ha senso invece schierarsi con la Sinistra Arcobaleno, opporsi alla scomparsa definitiva di chi difende la costituzione repubblicana, i diritti delle masse lavoratrici, l'opposizione decisa alla visione che la destra vuole imporre nel paese come nel mondo?

E' l'interrogativo questo che Deaglio accantona alla fine di un'analisi assai vicina alla nostra e che avrebbe dovuto portarlo all'opposizione netta all'accordo Berlusconi-Veltroni che sta dominando la campagna elettorale? C'è da restare sconcertati e insistere per un voto utile in senso più ampio e netto di quel che superficialmente o meglio in mala fede ci viene proposto ogni giorno dalle tv e dai giornali.

Giriamo la domanda anche a Diario.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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