Nei talk show cronaca feroce per distrarre dal duello elettorale
- Scritto il 18 marzo 2008 in Società,
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Ebbene, nel caso di "Porta a porta", Vespa usa la cronaca come un espediente prezioso per non parlare di Berlusconi e della sua coalizione. Il caso di Cogne servì per distrarre gli italiani da tutte le leggi che il parlamento macinava nell'interesse del capo del governo. E di Matrix si può dire la stessa cosa, sia pure in maniera più soft e, almeno all'apparenza, un po' più neutrale. E lo stesso è accaduto nel caso delle due trasmissioni che abbiamo visto.
L'obbiettivo secondario era quella di scegliere un episodio che consentisse a formare il partito dei colpevolisti e quello degli innocentisti e fare in modo che gli uni contro gli altri mantengano forte l'attenzione sul caso, allontanandola dai problemi del momento. E qui entra in gioco l'altra ragione per il peso dato alla cronaca nella tv: la formazione avvenuta negli ultimi quindici anni di un pubblico che preferisce i gialli più o meno ben addobbati a tutto il resto.
C'è ormai un pubblico televisivo che non è più disposto a vedere documentari, a seguire problemi della società e a tutto preferisce la cronaca nera e che così evade dalla vita quotidiana. Quello che mi ha colpito nelle trasmissioni è che in tutti e due i casi c'è stata una particolare attenzione sui personaggi del dramma. Il presunto colpevole della scomparsa dei due bambini finita in una morte per molti aspetti terribile era il padre dei bambini che con ogni probabilità erano fuggiti da lui la sera della caduta.
La moglie e madre dei bambini è rimasta sullo sfondo ma non è stata analizzata a fondo perché l'attenzione si è concentrata con le responsabilità del marito. Non ci sono state nelle trasmissioni, a parte i sopralluoghi su Gravina e sui luoghi fondamentali della morte, novità essenziali rispetto a quello che avevano già detto i telegiornali.
A che servono allora l'irrompere dell'episodio di Gravina nella prima serata delle due reti che hanno più spettatori?
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#1 · Nicolò La Rocca
18 marzo 2008, 22:40Tutto vero, “verissimo” direi, parafrasando un brutto contenitore televisivo di cronaca nera e rosa.
Vero anche il riferimento al giallo letterario. Il problema non è il giallo in sè, ma il fatto che anche questo si occupi di cronaca nera e non di criminalità delle classi dirigenti italiane. Eppure il genere si presterebbe.