Nei talk show cronaca feroce per distrarre dal duello elettorale

La settimana scorsa ci ha riservato, in una trasmissione assai seguita come "Porta a porta" di Bruno Vespa e il talk-show "Matrix" di Enrico Mentana ampi servizi giornalistici sulla morte dei due bambini di Gravina che avevano già occupato parti di rilievo di tutti i telegiornali. Mi è sembrato di ritornare ai tempi della tragedia di Cogne. La ragione è la stessa di quell'episodio. L'esigenza, cioè, del ricorso  continuo  alla cronaca quando in politica le cose non sono chiare o è difficile dipingere la situazione in maniera non facile per lo schieramento di cui si è favore, nel caso dei nostri telegiornali quasi sempre a favore del centro-destra.

Ebbene, nel caso di "Porta a porta", Vespa usa la cronaca come un espediente prezioso per non parlare di Berlusconi e della sua coalizione. Il caso di Cogne servì per distrarre gli italiani da tutte le leggi che il parlamento macinava nell'interesse del capo del governo. E di Matrix si può dire la stessa cosa, sia pure in maniera più soft e, almeno all'apparenza, un po' più neutrale. E lo stesso è accaduto nel caso delle due trasmissioni che abbiamo visto.

L'obbiettivo secondario era quella di scegliere un episodio che consentisse a formare il partito dei colpevolisti e quello degli innocentisti e fare in modo che gli uni contro gli altri mantengano forte l'attenzione sul caso, allontanandola dai problemi  del momento. E qui entra in gioco l'altra ragione per il peso dato alla cronaca nella tv: la formazione avvenuta negli ultimi quindici anni di un pubblico che preferisce i gialli più o meno ben addobbati a tutto il resto.

C'è ormai un pubblico televisivo che non è più disposto a vedere documentari, a seguire problemi della società e a tutto preferisce la cronaca nera e che così evade dalla vita quotidiana. Quello che mi ha colpito nelle trasmissioni è che in tutti e due i casi c'è stata una particolare attenzione sui personaggi del dramma. Il presunto colpevole della scomparsa dei due bambini finita in una morte per molti aspetti terribile era il padre dei bambini che con ogni probabilità erano fuggiti da lui la sera della caduta.

La moglie e madre dei bambini è rimasta sullo sfondo ma non è stata analizzata a fondo perché l'attenzione si è concentrata con le responsabilità del marito. Non ci sono state nelle trasmissioni, a parte i sopralluoghi su Gravina e sui luoghi fondamentali della morte, novità essenziali rispetto a quello che avevano già detto i telegiornali.

A che servono allora l'irrompere dell'episodio di Gravina nella prima serata delle due reti che hanno più spettatori?

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Commenti

#1 · Nicolò La Rocca
18 marzo 2008, 23:40

Tutto vero, “verissimo” direi, parafrasando un brutto contenitore televisivo di cronaca nera e rosa.
Vero anche il riferimento al giallo letterario. Il problema non è il giallo in sè, ma il fatto che anche questo si occupi di cronaca nera e non di criminalità delle classi dirigenti italiane. Eppure il genere si presterebbe.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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