Per un'informazione libera

Ho trascorso gran parte della mia vita  alternando l'impegno giornalistico diretto, facendo il redattore, l'inviato o il direttore di giornali e riviste (l'ultima è stato il settimanale Città uscito nel 1985 a Torino e il prossimo sarà il quotidiano on line La sinistra.net che uscirà tra una settimana a Roma e porterà ogni settimana, dal martedì al venerdì, le notizie della Confederazione della Sinistra-Arcobaleno) allo studio e all'analisi storica della stampa italiana. Proprio nei giorni scorsi è apparsa la nuova edizione de La stampa italiana nell'Età della TV a cura di Valerio Castronovo presso gli editori Laterza. Ormai posso dire che il mio interesse per i problemi dell'informazione ha percorso tutta la mia vita.

Oggi sono particolarmente preoccupato per le forti inadempienze che  ancora impediscono l'attuazione dell'art.21 della costituzione repubblicana. Quell'articolo recita, tra l'altro: "Tutti hanno diritto di manifestare  liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.....La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica."

Ora di fronte a queste parole chiare della costituzione possiamo dire che in Italia c'è una situazione positiva e chiara della libertà di informazione, di quella scritta come di quella radiofonica e televisiva? Sicuramente no giacchè sul piano televisivo, neppure in quest'ultima legislatura, nulla è cambiato. Assistiamo da ultimo alle recenti dichiarazioni del candidato premier Silvio Berlusconi che giustifica l'inserimento nelle sue liste dell'editore Ciarrapico  in quanto editore che può favorire la vittoria elettorale del Popolo delle libertà e nello stesso tempo dichiara di essere ancora e sempre fascista.

Insomma Berlusconi esalta il conflitto di interesse di cui è titolare e ci fa sapere che i giornali si usano come merce di scambio politico nelle elezioni. Ecco siamo nel sistema televisivo di fronte a una situazione tipica di un paese che di democratico ha assai poco. E per quanto riguarda la stampa quotidiana e periodica siamo di fronte a una crescente concentrazioni nelle mani di pochi editori che hanno il proprio principale business fuori dell'editoria e dunque sono di necessità gravati dal legittimo sospetto di usare i loro giornali per disporre di propria personale influenza politica.

Come si può in queste condizioni sperare in un'informazione libera e democratica? Di qui la necessità che cittadini e in particolare i giornalisti agiscano politicamente per chiedere che il precetto costituzionale sia osservato dentro e fuori la Rai che è la nostra maggiore azienda pubblica e che ci si batta per una riforma effettiva dell'informazione nel nostro paese.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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