Per un'informazione libera
- Scritto il 12 marzo 2008 in Società
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Ho trascorso gran parte della mia vita alternando l'impegno giornalistico diretto, facendo il redattore, l'inviato o il direttore di giornali e riviste (l'ultima è stato il settimanale Città uscito nel 1985 a Torino e il prossimo sarà il quotidiano on line La sinistra.net che uscirà tra una settimana a Roma e porterà ogni settimana, dal martedì al venerdì, le notizie della Confederazione della Sinistra-Arcobaleno) allo studio e all'analisi storica della stampa italiana. Proprio nei giorni scorsi è apparsa la nuova edizione de La stampa italiana nell'Età della TV a cura di Valerio Castronovo presso gli editori Laterza. Ormai posso dire che il mio interesse per i problemi dell'informazione ha percorso tutta la mia vita.
Oggi sono particolarmente preoccupato per le forti inadempienze che ancora impediscono l'attuazione dell'art.21 della costituzione repubblicana. Quell'articolo recita, tra l'altro: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.....La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica."
Ora di fronte a queste parole chiare della costituzione possiamo dire che in Italia c'è una situazione positiva e chiara della libertà di informazione, di quella scritta come di quella radiofonica e televisiva? Sicuramente no giacchè sul piano televisivo, neppure in quest'ultima legislatura, nulla è cambiato. Assistiamo da ultimo alle recenti dichiarazioni del candidato premier Silvio Berlusconi che giustifica l'inserimento nelle sue liste dell'editore Ciarrapico in quanto editore che può favorire la vittoria elettorale del Popolo delle libertà e nello stesso tempo dichiara di essere ancora e sempre fascista.
Insomma Berlusconi esalta il conflitto di interesse di cui è titolare e ci fa sapere che i giornali si usano come merce di scambio politico nelle elezioni. Ecco siamo nel sistema televisivo di fronte a una situazione tipica di un paese che di democratico ha assai poco. E per quanto riguarda la stampa quotidiana e periodica siamo di fronte a una crescente concentrazioni nelle mani di pochi editori che hanno il proprio principale business fuori dell'editoria e dunque sono di necessità gravati dal legittimo sospetto di usare i loro giornali per disporre di propria personale influenza politica.
Come si può in queste condizioni sperare in un'informazione libera e democratica? Di qui la necessità che cittadini e in particolare i giornalisti agiscano politicamente per chiedere che il precetto costituzionale sia osservato dentro e fuori la Rai che è la nostra maggiore azienda pubblica e che ci si batta per una riforma effettiva dell'informazione nel nostro paese.
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