Report, spettacolo e coraggio per scavare nei palazzi del potere

La presenza di spettacoli troppo spesso noiosi e ripetitivi anche nel campo della politica  ha contribuito, senza dubbio, al successo del settimanale di inchieste "Report" di Milena Gabanelli. Ma, altrettanto o più importanti, sono state altre caratteristiche del programma che è tornato domenica scorsa su Raitre e che andrà avanti fino al prossimo primo giugno. Ad esempio, una serie di lunghe interviste a protagonisti della vita politica e amministrativa del nostro paese pescati per così dire con le mani nel sacco, di fronte cioè a gravi inadempienze impossibili da negare di fronte ai giornalisti.

Ieri è stato il caso, potremmo dire ancora una volta, della questione dei rifiuti in Campania. Ma non c'è stata ripetizione giacchè la questione affrontata non è stata quella dei rifiuti urbani bensì di un altro comparto di cui poco o nulla si era parlato finora: la bonifica delle acque e dei terreni di gran parte della regione. Il commissario di questo importante settore è stato negli ultimi otto anni il presidente della regione Antonio Bassolino ma, in questo caso, c'è stato anche un sottocommissario che, a sua volta, si è schermito ed ha attribuito le maggiori responsabilità a un'impresa privata di ciò incaricata dalla regione campana.

Seguendo l'intervista al sottocommissario è emerso con chiarezza che sono stati assunti nel tempo centinaia di lavoratori che non sono stati messi in condizione di lavorare in maniera efficace né dalla regione né dalle ditte appaltatrici. E questo ha provocato grandi spese per il commissariato senza conseguire nessun risultato, salvo una forma di assistenza a un certo numero di disoccupati. Ma l'aspetto tragico è stato quello che né il presidente della regione né il sottocommissario hanno agito o controllato quel che avveniva.

E questo appare, nel caso migliore, assenza di diligenza e, in quello peggiore, vera e propria truffa nei confronti dello Stato. Al di là delle singole vicende appaiono nella trasmissione qualità giornalistiche e spettacolari di assai miglior qualità rispetto alle altre trasmissioni che si occupano della società e della politica italiana. In questo senso ci troviamo di fronte a un vero modello di inchiesta giornalistica che finora nessuno sa imitare né all'interno del duopolio Rai-Mediaset né al di fuori di esso. Peccato perché così lo spettatore si trova un'Italia più vicina e più realistica, una società meno imbalsamata di quella che c'è nei palazzi del potere.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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