Misteri e novità su Moro

A trent'anni dal rapimento e dall'uccisione di Aldo Moro,uno dei maggiori uomini politici della repubblica,si moltiplicano gli studi e le ricostruzioni di quello che è stato senza dubbio un grave delitto politico e, nello stesso tempo, una vicenda che conserva ancora molti misteri irrisolti. Dopo il volume di Giuseppe De Lutiis "il golpe di via Fani"(editori Sperling e Kupfer) che resta per certi aspetti l'analisi più precisa e penetrante di tutta la storia, sono apparsi a ridosso dell'anniversario trentennale dell'azione (16 marzo 1978), la cronaca di Giovanni Bianconi ("Eseguendo la sentenza" Einaudi editore), "Un affare di Stato. IL delitto Moro e la fine della prima repubblica"di Andrea Colombo di Cairo Editore e qualche giorno fa "Doveva morire" di Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato edizioni Chiare lettere.

Leggendoli con attenzione e  di seguito l'uno dopo l'altro si impongono alcune considerazioni di non scarso interesse per la nostra storia. La prima è che soltanto adesso per chi non abbia esaminato le carte dei processi seguiti alla morte del presidente democristiano e della commissione di inchiesta parlamentare relativa alla vicenda, abbiamo a disposizione con i libri di Bianconi e di Colombo ricostruzioni dei fatti che appaiono precise e abbastanza attendibili.

Certo i due libri sono assai diversi tra loro.Quello di Bianconi ripercorre, con una scrittura facile e una grande precisione per l'atmosfera e i particolari che caratterizzano quegli anni e quella fase della storia repubblicana, l'azione dei brigatisti e le reazioni del mondo politico. Non ci sono commenti costanti e il lettore è portato a rivivere quello che accadde come se si trattasse di un film che si dipana di giorno in giorno fino al drammatico esito finale. Il libro di Colombo, invece, concentra la sua attenzione sui momenti  più caratterizzanti e importanti della storia, cercando di darne un'interpretazione propria che si distacca dalla cronaca ufficiale degli avvenimenti e di inquadrarne la conclusione all'interno di un dramma che è collettivo e riguarda il destino della repubblica e dei suoi protagonisti politici e culturali.

Assai diverso è a sua volta l'ultimo dei volumi citato, quello del giudice Imposimato che fu il titolare delle indagini giudiziarie sul rapimento e visse da protagonista quel singolare momento di incertezza e di misteri che accompagnò i numerosi misteri dei cinquantacinque di prigionia e poi di morte del politico democristiano. E che, vale la pena sottolinearlo, apparve a chi lo visse da vicino come un episodio determinante della crisi repubblicana gravido di conseguenze decisive, alcune immediate, altre a più lunga scadenza, del destino che sarebbe toccato ai due partiti di massa che avevano fondato la repubblica e che non sarebbero sopravvissuti a lungo al delitto Moro.

Mi ha colpito che, in tutti e tre i libri, si parla assai poco dell'influenza internazionale che in quegli anni non era di scarsa importanza e che il racconto e l'analisi condotta dagli autori ne parla assai poco, a differenza di quanto aveva fatto Giuseppe De Lutiis nel suo bel libro citato all'inizio di questo articolo. Ma questo corrisponde a una tendenza assai forte nella pubblicistica italiana, probabilmente rafforzata dai due volumi che Vladimiro Satta ha dedicato al caso Moro, pubblicato due anni fa dall'editore Rubbettino.

Resta il fatto che quegli anni settanta videro una presenza assai forte dei servizi segreti, e in particolare di quelli americani e del Mossad israeliano, nelle vicende politiche italiane e che molti indizi significativi pongono gli Stati Uniti come assai presenti nella crisi italiana e nell'avvicinamento italiano, di cui Moro fu un protagonista assoluto, alla collaborazione tra il partito cattolico e quello comunista. Naturalmente questo non significa di necessità un intervento diretto e determinante ma mi pare che non escluda possibilità di convergenze di intenti o di possibili strumentalizzazioni delle Brigate Rosse che era uno dei maggiori gruppi terroristici in Europa.

Ora peraltro stanno per passare i trent'anni da quei fatti che, come dimostra la messe di studi e rievocazioni che stanno apparendo (è imminente l'uscita della testimonianza di grande interesse dell'on. Galloni) continuano a interessare gli italiani. Sicchè c'è da sperare che gli archivi italiani si aprano, in base alla recente legge archivistica approvata nel 2007, e che carte molto importanti su Moro e quel delitto ancora cosi oscuro vengano finalmente  alla luce.   

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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