Fare i Nomi

La situazione di Napoli e della Campania si è fatta disperata e pericolosa in un momento cruciale. Sono trascorsi quattordici anni dal primo allarme nel 1993 ma chi è informato sa che il problema può risalire ad anni ancora più lontani quando le classi dirigenti locali e nazionali riuscivano a nascondere con espedienti accorti la vera e propria spazzatura sotto il tappeto di altri problemi e di altre emergenze più o meno collaterali. Ma ora, come ha documentato ieri questo giornale con l'inchiesta di Fierro, non si può più aspettare. L'illegalità camorristica può saldarsi con la rabbia dei napoletani e dei campani assediati dalle eco-balle sparse sul territorio, dalle promesse mancate delle amministrazioni locali, dalle discariche mancanti o riaperte dopo che erano state richiuse per molti anni con la promessa dei termovalorizzatori.

I numeri sono più eloquenti di qualsiasi discorso. Ci sono 1200 tonnellate di rifiuti sulle strade della Campania, 2,7 milioni di tonnellate è  la produzione di rifiuti stimata per il 2007, le discariche in funzione sono 7 gli impianti cdr, 448 gli illeciti di eco-mafia soltanto il 10,6 per cento di raccolta differenziata. Insomma, l'illegalità domina su ogni altro fattore, le discariche sono a loro volta fuori delle regole europee e delle leggi italiane, non c'è nessun vero progresso per modificare il ciclo dei rifiuti e, quindi, per bonificare e risanare la situazione metropolitana e regionale. Ebbene, in questi quattordici anni,  questo è potuto avvenire perché politici e amministratori campani non hanno mai fatto un passo indietro né considerato la questione come urgente e tale da richiedere un intervento decisivo e lo stesso hanno fatto i governi e i parlamenti che si sono succeduti nel quindicennio che sta per concludersi.

Se questo giudizio lo desse da solo chi scrive sarebbe facile contestarlo perché io non vivo in maniera continuativa  a Napoli e già in passato ho criticato il presidente della regione Bassolino ma, quando leggo sul "Corriere della Sera" che fa  le medesime valutazioni l'on. Umberto Ranieri del Partito democratico, mi convinco che la critica attuale sul comportamento della classe politica campana e nazionale risponde al buon senso e non a ragioni di differenziazione politica. Del resto, basta leggere l'ultima relazione (19 dicembre 2007) della Commissione Parlamentare sui rifiuti che contiene un duro atto di accusa contro l'intera gestione commissariale e chiede la firma, in tempi brevi, di un accordo di programma che coinvolga tutte le sedi decisionali del centro e della periferia per affrontare l'emergenza e rimuovere le cause del pessimo funzionamento di ogni tentativo di bonifica.

Troppe sono le complicità politiche e burocratiche e gli interessi che paralizzano gli interventi dei commissari e dei poteri centrali. Se non si parte da una simile constatazione è difficile andare avanti nella giusta direzione. Contemporaneamente, il tempo rischia di mancare. Ha ragione Roberto Saviano, l'autore di "Gomorra", a ripetere che la situazione deriva anche dai problemi generali sullo smaltimento dei rifiuti a livello nazionale, sul ruolo esercitato dalle regioni settentrionali, infine che la camorra usa l'affare ma non lo ha inventato lei e così via.

Ma come si potrà risalire alle cause strutturali e nazionali del fenomeno,  alle responsabilità degli amministratori non solo del Mezzogiorno se non ci sarà un intervento coordinato di parlamento e governo che faccia della questione un problema nazionale ed urgente da affrontare nei prossimi giorni ? Ci vuole, a mio avviso, una duplice azione: da una parte i passi indietro dei responsabili che dovranno essere giudicati e colpiti per il malfatto; dall'altra la costruzione di una rete efficiente per bonificare città e regione. I commissari, a quanto pare, peggiorano invece di migliorare la situazione. Bisogna che se ne occupino persone in grado di resistere al "sistema" malato che governa Napoli e rendano conto in tempi brevi alle istituzioni. Sarà in grado l'attuale esecutivo di assumere rapidamente una decisione così forte e radicale?

    

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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