Viaggio al Sud.

Varie cose mi hanno colpito e mi hanno fatto pensare con angoscia al fatto che le condizioni del Mezzogiorno restano assai lontane da quelle del Paese al centro e al Nord. Questa è l'incapacità delle classi dirigenti politiche e imprenditoriali di fare di questo problema una questione nazionale come chiedevano i meridionalisti già un secolo fa. E lo chiedeva Antonio Gramsci, del quale, a Reggio Calabria, abbiamo ricordato sabato scorso come partito dei comunisti italiani i settant'anni dalla morte.

Manca ancora da parte della maggioranza attuale, ma la destra berlusconiana nel quinquennio precedente non aveva fatto nulla di meglio, la volontà e la capacità di impostare una politica economica volta ad affrontare il persistente divario economico e questo continua per il parassitismo compiuto dalle associazioni mafiose, la rassegnazione dei meridionale, l'inquinamento delle classi dirigenti locali.

Se perdiamo questa occasione storica, il Mezzogiorno ritornerà alla destra e perderemo di sicuro le prossime elezoni politiche. Ma c'è scarsa consapevolezza di questo pericolo all'interno del centro-sinistra ed è questo che mi angoscia. C'è un problema di istruzione prima di tutto e purtroppo la legge finanziaria del 2008 anche se aumenta i contributi per la scuola e per la ricerca non è un provvedimento che segna una svolta positiva, non fa dell'arretratezza quella questione nazionale di cui abbiamo parlato.

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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