Pietro Scoppola: cattolico democratico e antirevisionista

La scomparsa di Pietro Scoppola, professore emerito di Storia Contemporanea alla Sapienza, ha colpito dolorosamente e colto di sorpresa chi scrive  che  è stato per molti anni amico dello storico romano. Scoppola ha dedicato gran parte della sua vita alla ricerca e all'insegnamento della storia contemporanea del nostro paese nei due ultimi secoli (Ottocento e Novecento). I suoi principali interessi sono andati in un primo tempo al modernismo e alle origini del movimento democratico cristiano nei primi anni del Novecento, quindi ai rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato nel periodo liberale e fascista e ancora all'Italia repubblicana.

A ragione Scoppola definì quella italiana la "repubblica dei partiti" e colse acutamente nella crisi di questi ultimi le radici del crollo del vecchio sistema politico negli anni novanta, dopo che già il fallimento del compromesso storico e il rapimento con il successivo assassinio di Aldo Moro ne avevano incrinato le basi.

La  figura politica fondamentale fu per Scoppola Alcide De Gasperi. Lo statista trentino impersonava l'immagine di un uomo cattolico che lottò con il Vaticano per difendere l'autonomia di scelte del partito democratico cristiano e la sua libertà di allearsi con le forze politiche che avevano insieme con la DC discusso e approvato la costituzione republicana. Inclusi i partiti della sinistra da cui dovette allontanarsi essenzialmente per ragioni di politica estera e di forte influenza degli Stati Uniti sull'Italia assai prima della firma del Patto Atlantico.

Tra gli storici cattolici, Scoppola fu tra quelli che riflettette di più sia sulle ragioni della vittoria fascista nel 1922 sia sui rapporti tra la Chiesa cattolica e il regime che portarono al concordato del 1929 e all'appoggio da parte del Vaticano che rimase invariato fino al 1943 ed oltre,  malgrado la campagna antisemita del 1938.

Il suo libro-antologia su la Chiesa e il fascismo pubblicato da Laterza divenne per molti anni un testo prezioso per spiegare ai giovani che cosa era successo in quegli anni e per quali ragioni si era realizzato quel discutibile connubio tra i fascisti e le istituzioni ecclesiastiche.

Le sue analisi di quel periodo restano ancora oggi valide e insegnano alle nuove generazioni il dramma italiano con grande chiarezza e la giusta distanza che spetta allo storico.

Così come il saggio del 1995 sulla resistenza e sulla costituzione riesce con grande capacità di sintesi ad illuminare il lettore su quelli che egli considera, come chi scrive, traguardi decisivi della nascita della democrazia repubblicana in anni contrassegnati da un aggressivo revisionismo più giornalistico che storico.

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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