Il Caso Pontecorvo
- Scritto il 26 ottobre 2007 in , Storia
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Entrato nel 1933 nell'istituto romano di Fisica in cui Enrico Fermi era stato chiamato cinque anni prima alla seconda cattedra di Fisica con altri giovani Bruno Pontecorvo si dedica con l'intero gruppo alla radioattività artificiale che dà immediatamente una risonanza internazionale a quella scuola.
I fisici di via Panisperna si resero conto, infatti, che la radioattività non era solo importante per capire la struttura dell'atomo e la natura delle particelle di cui è composto, ma che effettivamente le sue applicazioni potevano diventare significative dal punto di vista commerciale e industriale: sintetizzando per via artificiale alcune sostanze radioattive, si poteva ridurne enormemente il costo di produzione.
Quattro anni dopo, grazie a una borsa di studio, il giovane va a Parigi per studiare Fisica nucleare con il gruppo del francese Jolot-Curie al Laboratorio di Chimica Nucleare di Parigi dove entra a far parte di un ambiente di scienziati politicamente impegnati a favore del Fronte Popolare che vince le elezioni e per due anni governa la Francia.
In quel periodo Bruno si avvicina ai comunisti italiani in esilio e, secondo una testimonianza della scrittrice Clara Sereni, figlia di Emilio Sereni cugino di Pontecorvo prende nell'agosto 1939 la tessera del Partito comunista d'Italia.
Poi è costretto a fuggire negli Stati Uniti come molti altri scienziati europei e italiani (a cominciare da Enrico Fermi) inseguiti dall'avanzata della Wermacht. Tanto più per un ebreo già noto come avverso al fascismo e addirittura sospetto di vicinanza ai comunisti.
Gli anni della guerra sono di grande fervore scientifico e di crescente apprezzamento del lavoro teorico e sperimentale del fisico pisano. Le esigenze industriali e belliche della seconda guerra mondiale trasformano la fisica nucleare in una disciplina di primo piano e Pontecorvo ne è uno dei protagonisti in virtù di quelle conoscenze sul comportamento dei neuroni che hanno già fatto la fortuna internazionale del gruppo di via Panisperna.
Quel che emerge dalla ricerca di Turchetti è l'attenzione di Pontecorvo come degli altri scienziati alle applicazioni pacifiche come in seguito a quelle belliche delle successive scoperte sulla fusione nucleare per la costruzione della bomba atomica, cui lo scienziato pisano partecipa in prima persona, negli Stati Uniti e poi in Canadà e in Inghilterra.
Turchetti mette in luce l'apporto fondamentale che Pontecorvo dà alla sperimentazione come alla soluzione dei problemi teorici che si pongono in quegli anni.
I problemi incominciano alla fine della guerra, o meglio qualche anno dopo quando gli Stati Uniti cambiano la loro politica con l'avvento alla presidenza del successore di Roosevelt Harry Truman che proclama la dottrina del contenimento nei confronti dell'Unione Sovietica.
A quel punto l'Fbi americano e l'inglese Scotland Yard, anche sotto l'impulso dell'ossessiva campagna di denuncia del senatore Robert McKarthy, mettono sotto osservazione tutti gli scienziati europei che hanno collaborato agli sforzi bellici dei due paesi e il sospetto raggiunge assai presto Bruno Pontecorvo.
Il caso si apre anche se non investe i mass media mentre il gruppo di scienziati italiani che si trovano negli Stati Uniti citano a livello giudiziario il governo americano per un brevetto mai pagato. In questa situazione avviene la fuga improvvisa di Pontecorvo che lascia l'Italia e si rifugia nell'Urss. Secondo l'autore del libro, prove di una fuga politica e non determinata invece dal timore dell'arresto e dalla vicenda giudiziaria non esistono. E il mistero resta sessanta anni dopo.
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