La politica che non abita in una casa di vetro

E' senza dubbio utile, e da consigliare a chi segua la politica italiana, l'inchiesta pubblicata dal Sole-24 ore del 24 agosto.

Da quell'inchiesta, in tempi nei quali gran parte della stampa italiana, per non parlare dei telegiornali, dedicano molto spazio e numerosi editoriali al protocollo sul welfare e alla manifestazione del 20 ottobre indicata di solito come l'inopportuna, se non pericolosa iniziativa della sinistra cosiddetta radicale, emergono alcuni dati della situazione italiana che altrimenti sono di rado conoscono i cittadini comune.

Il primo è che una parte non irrilevante di presidenti di regioni e di province (Cuffaro re di Sicilia e Gasbarra presidente della provincia di Roma) come di sindaci di grandi città (tra loro Walter  Veltroni a Roma e Letizia Moratti a Milano) dovranno pagare diecimila euro di multa allo Stato perché dopo otto mesi non hanno rispettato l'obbligo, imposto dal comma 735 della Finanziaria del 2007, di pubblicare sul sito Web della propria istituzione i compensi pagati agli amministratori delle società partecipate.

Nel caso del comune di Roma le società partecipate sono 83 e non sono disponibile sul sito Web del comune. Non parliamo dei ministeri che in misura di due su tre non hanno pubblicato incarichi e consulenze di cui si servono.

Il secondo elemento leggendo l'inchiesta è che i compensi giungono a cifre non irrilevanti e riguardano economisti, giuristi e sociologi oltre che ex politici e si aggirano spesso su cento o duecentomila euro all'anno.

Si tratta di persone che per così dire vivono di altro e aggiungono dunque al proprio reddito mensile un assegno annuale di un certo rilievo.

Infine colpisce la provenienza partitica degli incarichi che si collega nella maggior parte dei casi a persone che sono già stati sindaci, assessori, deputati. Che sono insomma professionisti della politica e che continuano ad avere con il pubblico un rapporto destinato a non finire mai: semmai a cambiare di forma e di modalità ma a rimanere stabile, più di un contratto di lavoro a tempo determinato.

Sono quelli che si chiamano i costi della politica e non riguardano i costi delle due Camere o del Quirinale ma, in compenso, sono diffusi e presenti su tutto il territorio nazionale.

Sarebbe interessante conoscere anche stipendi e consulenze che riguardano una (se non la più grande) delle maggiori aziende pubbliche del paese, la Rai ma nessuno è riuscito ad acquisire finora simili dati, neppure la commissione parlamentare di Vigilanza che ha poteri di controllo e di vigilanza in base alle leggi vigenti.

Resta il fatto che l'inchiesta del Sole 24Ore, rivela come la classe dirigente italiana sia pronta a protestare e a condannare qualsiasi critica mossa all'accordo che il governo Prodi ha concluso nel luglio scorso  con i sindacati confederali, a condannare in anticipo qualsiasi dimostrazione popolare ma nulla ha da dire di fronte a una questione come di cui abbiamo parlato che mostra, mi pare, una notevole disinvoltura della classe politica, una tendenza a nascondere quello che tutti gli italiani dovrebbero poter vedere e giudicare. 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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Il libro: LA COLPA - Come e perche' siamo arrivati alla notte della repubblica

In una situazione politica di stallo in cui il berlusconismo sembra definitivamente in crisi e gli scenari futuri del Paese appaiono quantomai incerti, Nicola Tranfaglia e Anna Petrozzi propongono una riflessione dialogica sulla storia italiana dal 1943 a oggi. La loro puntuale disamina mette in luce come settori della classe dirigente italiana, degli apparati dello Stato e dell'establishment economico - spesso responsabili di stragi e delitti eccellenti - abbiano condizionato l'alternanza democratica dei governi per mantenere il più possibile inalterati gli equilibri di una società conservatrice e talvolta reazionaria. (continua)

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