Una scuola di musica a Kabul

Ho conosciuto Rita Cucè  l'inverno scorso e mi ha colpito  per la passione con la quale parlava di una scuola di musica a Kabul. Mi sono incuriosito e dopo aver capito, in che cosa consistesse il progetto,  ho deciso di sostenere questa causa perché esprime e mette in pratica l'idea che per aiutare un popolo ad uscire dalla barbarie, la cultura ha la stessa importanza, se non di più, del pane.

Pensate che questo popolo è passato da una guerra all'altra in oltre ventidue anni e che ci sono giovani che oggi hanno vent'anni che non conoscono altro e che hanno sete di conoscenza e di vita "normale".

 Per noi è normale andare al cinema, comprare un libro, ascoltare musica o dedicarsi a una di queste attività. In Afganistan, no.

Per tutta la vita ho cercato di comunicare  cultura, perché sono convinto che solo attraverso i saperi, in ogni loro espressione, si possano combattere e vincere le guerre e i soprusi, soprattutto quando, chi li compie, invoca una religione o un dio, come nel caso dell'Afganistan, per giustificare le peggiori azioni e per tenere sotto l'ala del terrore un intero popolo e, in maniera particolare e feroce, le donne.

Rita Cucè è un'artista molto bella e brava ma la sua dote più importante, a mio avviso, è quella di mettersi con la sua arte a disposizione degli altri, questo fatto non è consueto nel nostro mondo fatto di egoismi e personalismi esasperati.

Nel  suo curriculum, leggiamo che tra i 10 e i 13 anni già vinceva concorsi nazionali e rassegne internazionali, con giurie composte da nomi della critica internazionale come Maria Tipo, Alessandro Specchi, Pietro de Maria, Luigi Fait, per arrivare a esibirsi in  luoghi considerati sacri come la Sala Verdi e il Teatro dal Verme di Milano, il Teatro dell'Opera di Sanremo, accompagnata da compagini orchestrali come "l' Orchestra da Camera del Teatro Petruzzelli di Bari, "Gli Archi della Scala di Milano" l'Orchestra Sinfonica di Perugia e dell' Umbria, solo per citare i più noti al grande pubblico in Italia e diretta dai Maestri  Alberto Veronesi, Giuliano Silveri, Vladimir Ponkin, e tanti altri ( al suo attivo oltre 50 concerti per pianoforte e orchestra) con tournée in Bulgaria, Romania, Russia, effettuando registrazioni radiofoniche e televisive e pubblicazioni, il CD con il Concerto per pianoforte e orchestra di W.A.Mozart K.271 con "Gli Archi della Scala" e il DVD con il Concerto K.414 con l' Orchestra Cantelli di Milano diretta da Alberto Veronesi.

Questo è il racconto della sua avventura a Kabul che comincia alla fine del 2004.

Il Presidente della onlus "Peacewaves", Marco Braghero, avendo saputo che, oltre all'attività di concertista, mi ero occupata di organizzare eventi artistici, volle illustrarmi il loro progetto, spiegandomi che dopo due anni di missioni di fattibilità, finalmente si stava concretizzando la possibilità di aprire una scuola di musica a Kabul, con la presenza delle donne, docenti e discenti, nell'ambito del progetto "Afghanistan back to the music", mi chiedeva la disponibilità per strutturare il progetto assumendone la direzione artistica.

Senza un attimo di esitazione, dissi che accettavo l'incarico, perché l' idea di far tornare la musica in quel Paese così martirizzato da ogni punto di vista, e soprattutto per le donne, non poteva che far nascere in me una sola risposta.

L'inaugurazione della "Victoria Music School" è avvenuta il 7 novembre 2005 con un Concerto pubblico, sono orgogliosa di essere stata la prima donna occidentale ad esibirsi dopo 22 anni di guerra e oppressione imposta dai talebani, questo grazie anche al contributo della Fondazione CARIPLO e alla collaborazione tra la ONLUS italiana PeaceWaves, l' A.N.C.B. (Afghan Ngo's Coordination Bureau, che comprende più di 380 organizzazioni non governative afgane, tra cui 30 femminili) l' ASSRA (Association of Social Services and Rehabilitation for Afghanistan) e la Facoltà delle Belle Arti dell'Università di Kabul. 

La partecipazione di ragazze e ragazzi afgani, il recupero di molti insegnanti, l'esecuzione di concerti pubblici, l'esperienza di alcuni insegnanti ed allievi afgani che sono venuti a suonare con noi, ha significato molto di più di un recupero delle tradizioni culturali e di un confronto con la musica occidentale in quanto ha realizzato un modello di inclusione ed integrazione possibile e della partecipazione femminile e giovanile alla vita pubblica del paese. Inoltre ha consentito di promuovere nuove opportunità lavorative.

Come sostiene Pharadeen Bibi, la nostra insegnante di canto: "prima non cantavo, ora canto, prima non insegnavo, ora insegno, prima non lavoravo e non guadagnavo, ora lavoro e guadagno, prima non potevo esibirmi in pubblico ora lo posso fare. Credo che forse solo per questo questa scuola sia stata una benedizione".

La nostra ambizione è quella di trasferire queste pratiche ad una larga parte del paese coinvolgendo sempre più giovani e rivitalizzando un artigianato artistico per quanto riguarda la costruzione di strumenti musicali, l'organizzazione di concerti ed eventi artistici nazionali ed internazionali, l'apertura ed il confronto con tradizioni culturali ed artistiche altre comprese quelle occidentali a partire da quella della grande tradizione italiana.

Un'altra ambizione, in collaborazione con l'Università di Kabul e con il Ministero dell'alta educazione Afgano sarà quella di introdurre la musica, così come le arti visive e lo sport nei curricola dell'istruzione pubblica in Afganistan. In ultimo se il nostro progetto complessivo sarà compiuto nel 2008 ci sarebbe l'ambizione di costruire una High School - College Italiano.

In questo momento il presidente Marco Baghero è a Kabul, per stringere un nuovo accordo con l'Università di Kabul e la Facoltà di Fine Arts, per poter potare all' interno dell'Ateneo, ristrutturando un'ala del Dipartimento, la Victoria Music School (ricordo che già nel 2005 con l'autorizzazione governativa, venivano, dalla facoltà di Fine Arts, riconosciuti i crediti alla fine del percorso).

La nota dolente è sempre solo quella, la scuola è a rischio di chiusura per mancanza di fondi e quindi, spero venga recepita l'importanza vitale di questo progetto, che unisce sia la valenza culturale, che quella, importantissima, sociale, di libertà e di diritto che un popolo ha, di uscire dallo stato di "non paese" e di dare l'opportunità a dei ragazzi e delle ragazze, di pensare a una prospettiva di vita e non di guerra  -.

Dopo aver ascoltato queste parole, ho deciso di diffondere e sensibilizzare, con i miei limitati mezzi, l'opinione pubblica italiana, soprattutto i giovani, a sostenere questa iniziativa che è valida e concreta perché già esiste e funziona. Sarebbe una sconfitta per tutti lasciarla a se stessa e interrompere così i sogni di tante persone più sfortunate di noi.

 

 

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Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

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