- Scritto il 2 luglio 2009
in Antimafia Duemila
Siamo di fronte a uno scandalo di particolare rilievo. Sappiamo da tempo che il terzo governo di Silvio Berlusconi mal sopporta gli organi costituzionali di controllo del potere esecutivo. In questa legislatura, come si è visto nel caso Englaro, la presenza del controllo esercitato secondo la costituzione dal Capo dello Stato è stato assai sgradito. Ora di nuovo Berlusconi è preoccupato per il giudizio, previsto nei primi giorni di ottobre davanti alla Corte Costituzionale sul lodo Alfano, su cui già pende la possibilità di un referendum, abrogativo con un milione di firme raccolto dall'Italia dei valori e dai militanti di Rifondazione comunista. (continua)
- Scritto il 20 giugno 2009
in Corriere della Sera
Caro Direttore,
ho letto ieri sul "Corriere" una lunga lettera dell'onorevole Deborah Bergamini che paragona l'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al romano Catilina, accusato da Cicerone di una prima e di una seconda congiura, allontanato da Roma e sconfitto, attribuisce a Catilina una figura positiva e addirittura di innovatore e salvatore della repubblica romana. Portando il confronto storico a quello che sta succedendo nel nostro paese afferma che "gli optimates di ieri che armarono le azioni di Cicerone erano i rappresentanti di una classe senatoriale gelosa custode di privilegi politici ed economici". "Gli optimates che violentano le regole di oggi - afferma l'onorevole Bergamini - sono potentati senza patria, politici mediocri e polverosi intellettuali. Il potere non accetta gli imprevisti e spesso i grandi riformatori, gli uomini in grado di cambiare la storia, si presentano all'appuntamento senza bussare. Questo li rende inaccettabili." (continua)
- Scritto il 13 giugno 2009
in Antimafia Duemila
Ha ragione Stefano Rodotà a segnalare nel suo editoriale sulla
Repubblica che
siamo prima di tutto mortificati noi italiani come cittadini per l'approvazione, con lo strumento ormai abusato della fiducia (e quindi con i tempi strozzati e l'impossibilità di dissensi nella maggioranza e di emendamenti), della legge sulle intercettazioni.
Abbiamo già messo in evidenza proprio su "articolo 21" i gravi mutamenti introdotti con la legge che avrà l'effetto sicuro di cancellare la cronaca giudiziaria e di riportare i giornali (i telegiornali lo sono già da tempo) allo stato in cui erano nel periodo fascista quando la cronaca non esisteva più, se si escludevano le manifestazioni del regime e di Mussolini. Soprattutto la legge renderà impossibili in molti casi le indagini della magistratura impedendo risultati importanti su fatti di violenza, compresi gli assassini e le storie di mafie, tutte le volte che elementi importanti sarebbero scaturiti da altri processi. (continua)
- Scritto il 9 giugno 2009
in Antimafia Duemila
Oggi 9 giugno, ad urne chiuse e a risultati ormai chiariti, il governo Berlusconi vuol far approvare con lo strumento ormai reiterato del voto di fiducia, una delle leggi più liberticide di questa legislatura: il disegno di legge Alfano sulle intercettazioni telefoniche.
Lo scandalo delle feste in Sardegna con le minorenni, ha accelerato il bisogno della maggioranza berlusconiana di chiudere la partita con i giornalisti e i magistrati e togliere dall'ordine del giorno quel che rimane del dibattito dell'opinione pubblica sugli scandali di un capo del governo che ci fa essere lo zimbello dell'Europa unita e dell'intero Occidente. Così, all'indomani del voto, la legge numero 1415, con successive modificazioni, che porta il nome del Guardasigilli di fiducia del presidente del Consiglio, deve passare ad ogni costo malgrado le riserve del Consiglio Superiore della Magistratura e del suo vicepresidente Mancino oltre che di quelle prevedibili del Quirinale che preme per formulazioni meno drastiche di quelle adottate finora dalla maggioranza nella Commissione Giustizia della Camera. (continua)
- Scritto il 9 giugno 2009
in Antimafia Duemila
E' insieme deprimente e osceno dover assistere al discorso che la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Renato Schifani, ha pronunciato a Palermo davanti all'albero Falcone eretto di fronte all'abitazione del giudice assassinato.
Schifani, del quale sono note le telefonate intercettate con il boss mafioso Mandalà (ancora per poco, perché a giugno non ci saranno più intercettazioni note, grazie al provvido disegno di legge Alfano in via di approvazione) ha il coraggio di dire ai palermitani e agli italiani che lui, proprio lui, vuol essere il garante della pulizia della politica e della lotta contro le associazioni mafiose. E ha il coraggio di inaugurare il "villaggio della legalità". C'è sempre da allarmarsi quando succedono fenomeni di manipolazione come questi. Schifani si accontenti di aver raggiunto lo scranno di presidente del Senato grazie alla docilità, alla sottomissione e alle voglie del presidente del Consiglio Berlusconi, pluripregiudicato. Non si attenti anche a far prediche o a costituire garanzie che non è in grado di mantenere. Ci vuole un minimo di decenza anche se non si occupano cariche importanti come quelle che lui ricopre. (continua)
- Scritto il 10 maggio 2009
in Antimafia Duemila
Cè un pericolo crescente di infiltrazioni delle mafie nella ricostruzione dell'Abruzzo
Il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, nel silenzio assordante del governo e della maggioranza parlamentare di centro-destra, ha richiamato ieri l'attenzione di un'opinione pubblica, sempre più sfibrata e distratta, su un pericolo crescente di infiltrazioni delle mafie nella ricostruzione dell'Abruzzo ma, più in generale, nella ripresa economica delle imprese sparse nel nostro paese.
E' una considerazione giusta e di buon senso che i cittadini democratici di questo paese, che hanno segnalato il degrado della politica e il tentativo in corso da parte di Berlusconi e del PDL di sfigurare la costituzione e farne una carta fondamentale adatta a un presidenzialismo plebiscitario, impersonato naturalmente dal capo carismatico della destra, il presidente operaio Silvio Berlusconi; quei cittadini democratici dovrebbero valorizzare e portare all'attenzione del numero maggiore possibile di persone il pericolo concreto di cui parla il nostro presidente. Ma perché l'osservazione di Napolitano spinga tanti italiani a mobilitarsi ci vorrebbero condizioni che oggi mancano in Italia: una partecipazione diffusa alla politica, la fiducia in quelli che si mettono al servizio della collettività, un minimo di indipendenza e di autonomia delle televisioni e dei maggiori mezzi di comunicazione di massa. (continua)
- Scritto il 10 maggio 2009
in Articolo21
Possibile che non ci sia di fronte a questo tentativo un'aperta ribellione degli italiani?
Quasi quarant'anni dopo è tornato di attualità il rapporto tra pubblico e privato. Chi ha vissuto i dibattiti degli anni settanta ricordava che proprio la sinistra in quegli anni teorizzava che chiunque facesse politica doveva nel privato rispettare gli stessi principi che praticava nell'attività pubblica.
Ora le cose sono cambiate. Abbiamo un presidente del Consiglio che va alle feste delle minorenni e addirittura se si trova con una quarantenne (come è avvenuto in Abruzzo subito dopo il terremoto) può chiedere se può toccarla. E i suoi seguaci difendono questo modo di comportarsi, sostenendo che Berlusconi fa l'americano. Ma a noi non pare che il neopresidente americano Obama si comporti così:al contrario lui segue il vecchio proverbio della coerenza tra pubblico e privato.
In realtà gli adepti dell'attuale primo ministro non sanno che cosa rispondere di fronte a una vita privata come quella di Berlusconi che mostra di considerare le donne come oggetto del desiderio assai più che come interlocutrici politiche e intellettuali e che concentra nel denaro e nel successo mediatico i modelli da trasmettere a tutti gli italiani. Questo spiega il fatto che Berlusconi, quando annuncia alla trasmissione di Vespa "Porta a Porta" la sua determinazione a combattere sul piano giudiziario per la separazione per colpa di sua moglie Veronica Lario,vnon vuole la presenza di contraddittori. Non accetta né il dibattito né le obiezioni. Eppure la società italiana non è, come dice Cesare Lanza, lo specchio delle televisioni pubbliche e private né viceversa. Sono due mondi diversi, quello reale e quello virtuale, e cercare di unificarle corrisponde piuttosto al tentativo di convincere gli italiani a immergersi nel mondo televisivo di cui Berlusocni è maestro. (continua)
- Scritto il 27 aprile 2009
in Antimafia Duemila
Questo si può dire, senza timore di essere smentiti, di fronte alla dichiarazione che domenica scorsa il presidente del Consiglio ha reso ai giornalisti: "Sarà certamente ritirato il disegno di legge che prevede la parificazione tra partigiani e repubblichini". Una simile dichiarazione ha luogo dopo che Berlusconi ha impiegato più di 15 anni per accettare il giudizio storico sull'Italia repubblicana, nata dalla Resistenza e consacrata dalla Costituzione del 1948.
Ha parlato, peraltro, di libertà e non di Liberazione e questo lascia un termine di ambiguità che non è accettabile da parte dell'attuale capo del governo. In questo senso non c'è dubbio che resti indietro rispetto al presidente della Camera on. Gianfranco Fini che, pur avendo un passato di massimo dirigente e deputato del Movimento Sociale Italiano, non ha atteso il 25 aprile di quest'anno per riconoscere apertamente che l'antifascismo è un requisito fondamentale per chi ricopra incarichi nelle istituzioni politiche di questo paese. (continua)