- Scritto il 25 gennaio 2012
in Il Fatto Quotidiano
La rivolta che è scoppiata da alcune settimane in Sicilia e che si è imposta con prepotenza nei mezzi di comunicazione meno vincolati dagli attuali centri di potere è, nello stesso tempo, l'espressione evidente delle condizioni di disagio e di miseria che toccano una parte notevole della popolazione siciliana, come di quella di tutte le altre regioni non solo meridionali. In particolare degli agricoltori e degli autotrasportatori, ridotti allo stremo dalla mancanza di carburanti e di generi alimentari che si fa ormai sentire nell'isola. (continua)
- Scritto il 17 gennaio 2012
in Articoli Unità
E' facile, di fronte a due nuovi rapporti sull'Italia di oggi, quello annuale (n.23) dell'Eurispes e il Quinto rapporto dell'Associazione dei managers, patrocinato dall'Università Luiss e dal Fondo Dirigenti d'Industria, mostrare il proprio pessimismo (o essere addirittura molto pessimisti) di fronte alle condizioni del nostro paese e ancor di più su quello che ci attende nei prossimi anni. Ma - a leggere con la necessaria attenzione le oltre mille pagine complessive dei due documenti e a cercare di coglierne il significato profondo confrontandolo con il passato recente del nostro paese e con la sua attuale collocazione nell'Europa dei ventisette stati e nel mondo, si può e - a mio avviso - si deve passare dal pessimismo più nero a una condizione più problematica e tale da lasciare aperte alcune speranze non piccole di cambiamento e di riscatto nazionale.
Subito vale la pena dire - come emerge dalla considerazione iniziale del quinto rapporto della Luiss - che "nelle giovani generazioni del nostro paese ma anche nei lavoratori con maggiore esperienza, è presente un enorme serbatoio di professionalità, unito a un alto potenziale di creatività e di spirito di intrapresa, che non riescono a trovare occasioni e modalità per esprimersi al meglio. In tal senso, una delle prime responsabilità delle èlites è proprio quella di individuare i canali attraverso i quali valorizzare questo patrimonio di competenze." Insomma, afferma a ragione il Quinto Rapporto, "la nostra classe dirigente è chiamata a favorire la creazione di un "ecosistema" in grado di garantire i necessari processi di accumulazione e moltiplicazione della conoscenza per massimizzarne gli effetti positivi sull'economia e sul tessuto sociale di riferimento. Pertanto sono necessari meccanismi che consentano di fissare obbiettivi sfidanti, premiare merito e competenze senza dimenticare socialità e pari opportunità." (continua)
- Scritto il 14 gennaio 2012
in Antimafia Duemila
Si è parlato molto poco nelle ultime settimane della loggia massonica P3 e poco se ne parla anche ora che i pubblici ministeri romani Capaldo e Sabelli hanno appena depositato le loro 66mila pagine di istruttoria con cui chiedono di condannare due personaggi al vertice del gruppo dirigente berlusconiano, il coordinatore del partito Denis Verdini e il senatore Marcello dell'Utri che fu decisivo per la creazione di Forza Italia ed è stato già condannato in primo e secondo grado per i suoi rapporti con la mafia siciliana.
Con loro vengono rinviate a giudizio altre diciotto persone tra i quali emergono l'imprenditore sardo Flavio Carboni, già legato alla P2, l'attuale presidente della regione Sardegna Cappellacci, il magistrato tributarista Pasquale Lombardi, l'ex sottosegretario del governo Berlusconi Nicola Cosentino e altri personaggi di minor rilievo. Eppure la vicenda è di particolare gravità in questa fase della vita pubblica italiana caratterizzata da una gravissima crisi economica che ha colpito l'Italia quanto e più degli altri paesi dell'unione europea e da un'indubbia crisi morale e politica della nostra società che sta uscendo con notevole difficoltà dal lungo sonno populistico e ha bisogno di idee nuove, di moralità sicura, di rinnovamento effettivo della nostra classe politica e dirigente. (continua)
- Scritto il 31 dicembre 2011
in Articoli Unità
Leggere oggi, trentacinque anni dopo il momento in cui Alberto Ronchey pose le sue domande sull'Italia di allora e del passato (per un piccolo libro voluto nel 1977 da Vito Laterza) a Ugo La Malfa, appare molto istruttivo per la crisi della politica che ci ha colpito nei mesi scorsi, dopo il lungo sonno berlusconiano.
Il leader repubblicano che aveva attraversato il primo trentennio del secondo dopoguerra prima nel morituro Partito d'Azione e poi nel partito repubblicano, aveva le idee chiare su due aspetti fondamentali della crisi che aveva colpito il nostro paese negli anni Settanta, quando si era esaurita la breve stagione delle riforme del centro-sinistra con i governi prima di Amintore Fanfani e poi di Aldo Moro.
La Malfa, rispondendo alle domande coraggiose e incalzanti di un giornalista intelligente quale fu Ronchey, chiarisce con poche battute alcuni dei problemi più importanti della nostra storia recente. Per esempio, il costo abnorme delle strutture pubbliche che pesano sulle forze produttive e che rendono difficili o impossibili le riforme di struttura che pure alcuni governi avrebbero voluto attuare o ancora oggi tentano di fare. (continua)
- Scritto il 29 dicembre 2011
in Articoli Unità
La lotta al fascismo restò sempre la sua bussola
In un periodo storico caratterizzato da una crisi economica e politica difficile e dall'esito incerto, la scomparsa di un grande giornalista quale è stato per più di 50 anni il cuneese Giorgio Bocca, riporta tutti, con il pensiero, alla resistenza contro i nazisti e i fascisti di Salò. Una vicenda dura che ha segnato Bocca più di altre. In quei venti mesi, dal settembre 1943 all'aprile 1945, una parte non piccola dei giovani italiani educati dalla dittatura mussoliniana decisero di prendere le armi, salire sulle montagne e lottare per un'Italia libera.
Dopo la battaglia di quasi un secolo prima per conquistare l'unificazione nazionale seguita a molti secoli di divisioni e di servitù dagli stranieri quella fu una seconda grande occasione per gli italiani di mostrare al mondo come esponenti delle nuove generazioni fossero disposti a rischiare la vita per riconquistare una libertà che mancava all'Italia dall'ottobre 1922. Giorgio Bocca (che pure, fino al 1942, era stato legato alle parole d'ordine del regime) di fronte alle sconfitte militari e alla caduta del dittatore nel luglio 1943, si rese conto con lucidità della nuova fase che si apriva per l'Italia e della necessità di mettersi in gioco. A quella dura ma esaltante esperienza, che lo vide prima comandante di una brigata nel Cuneese e successivamente commissario politico di una divisione di Giustizia e Libertà, Bocca avrebbe poi dedicato uno dei suoi libri più riusciti, «Partigiani della montagna». (continua)
- Scritto il 21 dicembre 2011
in Articoli Unità
Chiunque abbia la fortuna di vivere nel nostro straordinario paese, ricco di bellezze naturali,oltre che di numerosissimi monumenti che la storia ci ha lasciato,accetta con difficoltà il giudizio categorico dell'Agenzia Trasparency International che pone l'Italia al sessantanovesimo posto per il livello di corruzione che la caratterizza da un tempo non precisato. Eppure, di fronte a quello che è successo negli ultimi secoli e decenni della nostra storia non c'è tanto da meravigliarsi.
Stiamo vivendo in quella che molti chiamano la terza repubblica dopo la costituzione del 1948 e che chi scrive, da storico, definisce soltanto il sessantacinquesimo anno della repubblica che si è affermata con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 dopo un'aspra resistenza armata che vide contrapposte la Repubblica Sociale Italiana, alleata con Hitler, e le zone libere del paese, governate dalle truppe angloamericane e percorse sulle montagne e sulle colline dai partigiani scesi a combattere contro i nazionalsocialisti tedeschi e i fascisti di Salò. Il presidente, Giorgio Napolitano, ha dovuto di necessità chiamare al governo per un tempo che è difficile misurare per ora (ma che sarà in ogni caso non molto lungo) un gruppo di professori e di tecnici che hanno incominciato ad affrontare i problemi più urgenti, e prima di tutto la grave crisi economica che ha investito l'Europa e l'Occidente, e l'Italia in modo particolare, dopo i danni spaventosi che il trionfo dei populismi ha generato negli ultimi quindici anni. (continua)
- Scritto il 9 dicembre 2011
in Il Fatto Quotidiano
Un gruppo, formato da Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino e da chi scrive, ha ricostruito, attraverso ricerche negli archivi inglesi e americani aperti dopo il decreto del presidente Clinton nel 2000 e liberati dal segreto di Stato che invece in Italia domina ancora. La ricerca storica ha dimostrato che nel nostro paese le resistenze alla democrazia repubblicana sono state più forti dei partiti politici e delle correnti culturali che volevano fondare un nuovo Stato, democratico e repubblicano. Leggendo con attenzione i documenti che vengono dagli archivi del Terzo Reich ma anche da quelli del Regno britannico e degli Stati Uniti del presidente Roosevelt si rende conto di alcuni elementi che gran parte degli storici, nel primo cinquantennio di lavoro ricostruttivo dopo la seconda guerra mondiale, hanno senza dubbio trascurato.
Il primo è l'atteggiamento filotedesco che il pontefice Pio XII (ossessionato dal timore di una vittoria comunista in Italia) tiene negli ultimi due anni di guerra, 1943-45, sperando fino all'ultimo nella vittoria finale della Germania nazionalsocialista. Sulla politica del papa cattolico si rivela perfetto il giudizio storico, emesso alcuni anni fa da Giovanni Miccoli che ha messo in luce nel suo libro su Pio XII del 2007, l'eccezionalità della crisi vissuta dal pontificato e l'indubbia incapacità di papa Pacelli di cogliere la difficoltà, insuperabile per la Chiesa cattolica, di difendere la causa nazista e fascista, pur di fronte alla difficile e contraddittoria alleanza politica tra le potenze democratiche e l'impero sovietico. Il secondo elemento importante è la grande rinascita della mafia siciliana, segnalata più volte dagli agenti inglesi e americani (in particolare dell'Office of Statregic Services degli Stati Uniti), che sottolineano nello stesso tempo, il tentativo di riorganizzare il fascismo in Sicilia e nell'Italia meridionale, secondo un progetto che era stato a suo tempo del segretario del PNF Alessandro Pavolini e che vuole mettere insieme le disperse forze contrarie al bolscevismo e al pericolo comunista. (continua)
- Scritto il 27 novembre 2011
in Articolo21
In questi giorni, quando il paese sembra volgersi a superare (per la prima volta) il torpore nazionale costante, con qualche eccezione notevole, durante l'era del populismo trionfante e ritiene di poter avere dopo molti anni un governo "normale"- silenziosamente attivo- e un parlamento morituro, che non può più scatenarsi nelle diatribe, inutili e leziose, tipiche della prima parte dell'attuale legislatura, pensare a quel che si è ormai ridotta la politica nel nostro paese.
Chi mi conosce un po' sa che non ho mai praticato, in molti decenni di vita pubblica a Torino e a Roma, il qualunquismo sempre forte nel nostro paese né il disprezzo diffuso o l'avversione strisciante in ampi strati della popolazione verso le nostre istituzioni pubbliche,in particolare verso quelle parlamentari .
Ma, di fronte a quel che succede in queste settimane (e sono contento anche di aver letto questa medesima ,spontanea considerazione nell'ultimo,breve saggio del mio vecchio amico Stefano Rodotà "Elogio del moralismo", (appena pubblicato dall'editore Laterza) è difficile non chiedersi a voce alta che cosa sta succedendo nella penisola. (continua)