- Scritto il 28 gennaio 2010
in Articoli Unità
La responsabilità di insegnare e tramandare ai giovani il nostro passato recente, le dittature e lo sterminio
Più di una volta mi è successo di pensare alla grande contraddizione che caratterizza il nostro paese:tra i più antichi e ricchi di storia dell'Europa e del mondo occidentale ma sempre più dimentico della propria storia,incurante di ricordare il passato anche recente,proteso a un futuro incerto e carico di ombre. Domani, per una legge dello Stato approvata dieci anni da un governo di centro-sinistra, si celebra in molte città il giorno della memoria istituito per ricordare le dittature non solo fasciste del Novecento. (continua)
- Scritto il 27 gennaio 2010
in Articoli Unità
I rapporti di guerra che Hitler dettava dal bunker ai suoi comandanti rivelano la scarsa razionalità degli ordini impartiti dal capo del regime nazista
A che cosa serve leggere i rapporti di guerra che il capo della Germania nazista ha dettato dal 1942 al 1945 nel suo quartier generale ai comandanti delle armate tedesche presenti in tutto il mondo? E' un esercizio archeologico, o ci serve a capire meglio che cosa è stato il fascismo in Europa tra le guerre mondiali e a rivivere i tempi di ferro e di fuoco?
Poichè domani, il 27 gennaio, si celebra in Italia il giorno della memoria per tutte le vittime delle dittatura naziste e fasciste, vale la pena ricordare ai lettori chi era Hitler e chi era il suo alleato Mussolini. Propendo per la seconda risposta: i verbali di Hitler ci fanno capire cose importanti sulla seconda guerra mondiale e sul comportamento del capo nazista .
Questi verbali, che ora la Libreria Editrice Goriziana pubblica in Italia in due volumi di oltre mille pagine (per la somma di 83 euro complessivi-I verbali di Hitler 1942-1945) e sono già alla seconda edizione (non a caso: non mancano nel nostro paese gli appassionati della guerra nazista e persino del Fuhrer) sono di grande interesse per cogliere il tipo di guerra a cui si dedicano Hitler e il regime che guida in Germania e in Europa. (continua)
- Scritto il 20 gennaio 2010
in Articolo21
L'assemblea che si svolgerà nei prossimi giorni (da venerdì 22 a domenica 24 gennaio) ad Acquasparta, per iniziativa dell'Associazione Articolo 21 e di molte altre associazioni e istituzioni della società civile (da Libera alla Tavola della Pace,da Libertà e Giustizia alla Federazione nazionale della Stampa,dall'ANPI all'ANAC e a molte altre), riguarda il destino della costituzione repubblicana e i doveri degli italiani. Almeno di quegli italiani, che a quella costituzione sono ancora legati e fedeli perché credono nei valori di legalità, libertà individuale e collettiva, di solidarietà e di eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge che ci hanno insegnato i padri costituenti.
Oggi si tratta di organizzarsi nella società civile, come in quella politica, e lottare per la difesa di quei valori che attengono alla vita democratica iniziata in Italia, pur con tutte le contraddizioni che conosciamo,dopo il fascismo e la Liberazione del 25 aprile 1945. (continua)
- Scritto il 13 gennaio 2010
in Articoli Unità
Marx, Croce, Bobbio e Habermas: questi quattro autori, di diversa grandezza e notorietà, sono diventati punti di riferimento importanti per le generazioni della prima metà del Novecento ma forse non altrettanto della seconda metà e del ventunesimo secolo.
Oggi ci sono pensatori che concentrano la loro attenzione sulla tumultuosa rivoluzione civile e tecnologica che domina il nostro tempo e che ha a che fare soprattutto con il rapporto tra l'uomo e la natura oppure tra l'uomo e la tecnologia.
Dopo molti decenni, inoltre, nei quali il centro culturale del pianeta e' stato negli Stati Uniti e l'antagonista sovietico costituiva un'alternativa inderogabile oggi tutto si sta spostando sul Pacifico e nel continente asiatico ma non è ancora chiaro dove andrà di preciso e quanto tempo ci metterà a fermarsi nel nuovo luogo della centralità planetaria. La Cina e l'India sono i paesi nei quali potrebbe fermarsi almeno per qualche decennio. (continua)
- Scritto il 8 gennaio 2010
in Il Fatto Quotidiano
Il dibattito dei giorni scorsi su questo giornale sul futuro dell'Italia dei Valori e del centro-sinistra merita attenzione perché il disagio diffuso negli ultimi mesi per il dominio incontrastato di Berlusconi e del suo regime populistico è sempre più esteso. Anche se fare le pulci all'unico partito che fa una seria opposizione a questo governo a me sembra inopportuno e sproporzionato.
Il sistema delle comunicazioni televisive e giornalistiche-questo è innegabile- dà troppo spazio a chi governa e quasi nessuno a chi non è d'accordo e si oppone. La carta costituzionale è sempre più sotto un attacco concentrico e le sortite di un ministro come Brunetta dicono, con qualche anticipo, quale è lo stato d'animo effettivo di un governo che si prepara a smantellare la costituzione del 1948 nel campo della giustizia e della residua presenza parlamentare. Il presidenzialismo alla Berlusconi ha molto del modello peronista e troppo poco di quello francese o americano:e questo avviene appena quattro anni dopo un referendum (continua)
- Scritto il 8 gennaio 2010
in Articoli Unità
Tra i pericoli entrati nell'universo del terrore di cui la cronaca ci investe ogni giorno c'è sicuramente quello che deriva dalle mafie che controllano quattro regioni italiane e sono presenti in tutto il territorio nazionale come in Europa e nel mondo. Con una peculiarità determinata dall'attuale situazione dei mezzi di comunicazione in Italia: se l'attacco proviene dal terrorismo internazionale o interno, se ne occupano in prima pagina telegiornali e quotidiani. Ma, se si tratta invece di attacchi mafiosi, anche quando aggrediscono le istituzioni pubbliche, come è avvenuto nei giorni scorsi a Reggio Calabria,
(dove una bomba delle cosche della ‘ndrangheta calabrese è esplosa sugli uffici della Procura generale) televisioni e giornali si allarmano assai meno e la politica, soprattutto quella del governo, ne parla molto poco. Eppure basta guardare le cifre e la realtà per rendersi conto che la differenza in Italia non ha senso. Secondo le analisi di vari istituti di ricerca come l'Eurispes e l'ultimo rapporto annuale di Sos Impresa, la struttura antiracket della Confersecenti, mafia siciliana, ndrangheta e camorra registrano oggi un fatturato annuo che oscilla tra i 120 e i 180 miliardi annui di euro. Praticamente l'entità di una manovra finanziaria pari a quella che il parlamento approva ogni anno per l'assestamento del bilancio. (continua)
- Scritto il 6 gennaio 2010
in Articoli Unità
Dalla Grande Guerra a Berlusconi: storia infinita di un Paese incapace di affrontare la modernità ma sempre tentato da scorciatoie pericolose
Un lungo periodo, dal 1915 ad oggi, caratterizza le difficoltà di un paese come l'Italia, ricco di storia e di un grande patrimonio culturale e artistico, che sembra non avere una pace stabile. E gli storici incominciano a rendersene conto sempre di più. In queste settimane che hanno preceduto il Natale e la fine dell'anno ho trovato sul mio tavolo di lavoro, tra le tante novità editoriali, due saggi che mi hanno fatto pensare a questo ultimo secolo, o quasi, con una prospettiva un po' diversa da quella solita e scolastica.
In fondo mi sembra di poter dire che, con la prima guerra mondiale, l'Italia è posta di fronte a una sfida: come affrontare la modernità. E, di fronte alle minoranze più diverse che si agitano per conquistare il potere, la destra italiana sceglie la novità del fascismo che poi riesce ad esportare in quasi tutta l'Europa. Questa è una vicenda di grande importanza per gli italiani. (continua)
- Scritto il 2 gennaio 2010
in Articoli Unità
Il caso Graviano. Tolto l'isolamente diurno a Giuseppe, il mafioso che organizzò le stragi del 1993
La notizia è di poche ore fa. Giuseppe Graviano boss mafioso del quartiere Brancaccio a Palermo, condannato all'ergastolo per numerosi assassini, ha avuto una rilevante riduzione di pena nell'applicazione dell'art.41 bis non dovendo più sottostare all'isolamento diurno. Graviano, interrogato l'11 dicembre scorso al processo Dell'Utri, aveva rifiutato di deporre ed aveva chiesto che non gli fosse più applicato il regime previsto dall'articolo 41 bis.
La misura, come è noto, è discrezionale spettando al Ministro della Giustizia ed è avvenuto (secondo quanto è stato comunicato) su richiesta degli avvocati che hanno verificato la scadenza di un triennio di applicazione. Ma la questione è assai più complessa di come la si vuol fare apparire. Basta fare, in maniera sintetica, la storia di quel regime carcerario per rendersi conto che l'art.41 bis approvato nel 1975 per i reati di terrorismo, è stato esteso nel 1992 ai reati di mafia come misura provvisoria e successivamente nel 2002, nel decennale della strage di Capaci, è stato regolarmente prorogato come misura di carcere duro e segno di volontà dello Stato di non venire a patti con le associazioni mafiose e mettere i detenuti in condizione di non poter comunicare più con l'esterno e tanto meno con i propri seguaci e compagni di mafia. (continua)