Il ' 900 di Alberto Pirelli: industria & diplomazia

I rapporti con il Duce, la politica, la vocazione europea

Sergio Bocconi

 

L a vita di un uomo può essere raccontata da cinquanta foto. E lo storico Nicola Tranfaglia conclude la biografia di Alberto Pirelli, l' industriale che ha guidato il gruppo con il fratello Piero dal 1904 al 1965, sfogliando l' album custodito negli archivi privati della famiglia. Le immagini narrano l' infanzia e la giovinezza felici, il percorso di studi ed esperienze previsto per i figli della borghesia milanese (compresi gli sport: tennis, calcio e scherma), i viaggi di lavoro, i figli e i nipoti. La lunga vita di un dirigente che, secondo Tranfaglia, ha le qualità dell' imprenditore di Schumpeter, ma nutre anche un interesse per la politica che lo porta a collaborare con il fascismo, pur con toni a volte critici divenuti più marcati negli ultimi anni del regime. (continua)


Il Sud pedali senza doping

C'è qualcosa di paradossale nel dibattito che sembra riaccendersi, dopo alcuni anni di eclisse, sul destino delle nostre regioni meridionali: quando siamo ormai vicini alla scadenza dei centocinquant'anni di unità nazionale, diventa più importante il nodo delle modalità storiche con cui avvenne l'unificazione del paese e, nello stesso tempo, la discussione sulla strategia necessaria per superare l'antico divario tra le varie regioni italiane, in particolare tra il Nord e il Sud.

Per quanto riguarda il primo aspetto, c'è il rischio che si riproduca ancora una volta lo scontro anacronistico tra i nostalgici del regno borbonico e i difensori della conquista piemontese piuttosto che l'analisi storica degli errori compiuti dalla classe dirigente nazionale negli anni decisivi dell'unificazione, in cui il nuovo Stato si volse a spogliare il tesoro finanziario del regno appena caduto, sottoponendo le regioni meridionali a un forte sfruttamento economico e alleandosi con la parte più arretrata delle classi dirigenti meridionali e così via. (continua)

"Io all'Einaudi sono stato libero. La proprietà? All'epoca del contratto non ci ho badato ma..."

Intervista del Corriere della Sera sulla libertà di stampa

di Antonio Carioti

Quest'anno Nicola Tranfaglia storico notoriamente di sinistra, ha  pubblicato vari libri. Uno di  essi, Il populismo autoritario (Baldini Castoldi Dalai), presenta il governo attuale come un pericolo per la democrazia e reca in copertina il volto di Silvio Berlusconi sorridente con la bandana.

Un altro libro, Vita di Alberto Pirelli (1882-1971), è uscito da Einaudi, che appartiene all'impero del cavaliere. Non è una contraddizione?

 "Nella mia carriera - risponde il professore - ho pubblicato per molti editori diversi. La biografia di Pirelli nasce da un vecchio impegno che avevo assunto con Einaudi e devo ammettere che non ho prestato grande attenzione all'assetto proprietario dell'azienda. Comunque l'ho scritto in assoluta libertà".

Che dice allora del "manifesto" con cui Mancuso ha invitato gli autori Einaudi e Mondadori a riflettere, dopo l'ultima legge " ad aziendam" in maniera fiscale? (continua)

Tutti i segreti del Presidente

Non avrei mai creduto, di fronte alla scomparsa dell'ex presidente Francesco Cossiga, di trovare nel mondo politico italiano una così grande ed estesa unanimità di giudizi. Sembrano passati secoli piuttosto che anni dai contrasti che avevano accompagnato le "picconate" dei primi anni novanta con le quali l'uomo politico sardo aveva caratterizzato gli ultimi due anni di permanenza al Quirinale, dopo che nel '91 il maggior partito di opposizione aveva tentato addirittura di destituirlo, con la procedura di impeachment, dalla più alta carica dello Stato anche per i suoi violenti attacchi a un vero servitore dello Stato quale è stato il prefetto generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e il giudice Livatino, che apostrofò come il "giudice ragazzino", tutti e due assassinati da Cosa Nostra.

Così sembra passato un tempo ancora più lungo da quando ministro degli Interni durante il rapimento di Aldo Moro aveva nominato nel comitato di emergenza, formato dal Viminale per la ricerca del prigioniero, dieci alti funzionari ed era stato facile verificare che quasi tutti (otto su dieci, per la precisione) erano affiliati alla loggia massonica segreta P2, sciolta qualche anno dopo dall'apposita commissione parlamentare istituita dal governo Spadolini come avversa alla repubblica e contraria alla costituzione e alle leggi della repubblica. (continua)

Non accettano l'idea che Napolitano rispetti la Costituzione

I danni collaterali di un regime populistico ormai in fase di declino inevitabile si fanno sempre più pesanti. Se il capo carismatico passa qualche giorno in una sua villa in Sardegna, il capo gruppo del PDL alla Camera, il piduista Cicchitto, e il suo vice Bianconi rivolgono al capo dello Stato quello che il presidente Napolitano ha definito "minacce" e "indebite pressioni."

L'oggetto del contendere è chiaro ormai a gran parte degli italiani. La destra berlusconiana non accetta l'idea che il presidente della repubblica, avendo verificato che la maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni, non sia più presente, deve - così gli impone la costituzione del 1948 - verificare se si è formata un'altra maggioranza in parlamento e, qualora questa ci sia, dare l'incarico a un altro candidato presidente del Consiglio che si presenterà davanti alle Camere e chiederà la fiducia.

Soltanto se la nuova ipotetica maggioranza, non conseguirà la fiducia, il Capo dello Stato potrà sciogliere le Camere e indire le elezioni politiche anticipate. (continua)

Segreti di Stato

Serve verità per rendere l'Italia civile e moderna

Da tre anni (12 ottobre 2007) è in vigore una legge discutibile che dà al capo del governo italiano la competenza, di fatto esclusiva, per "l'apposizione e la tutela del segreto di Stato."

L'ascesa al potere per la terza volta di Silvio Berlusconi nell'aprile 2008 ha segnato per gli italiani la chiusura totale d'ogni speranza di togliere il segreto di Stato sulla stagione dei terrorismi e delle stragi che hanno insanguinato la storia dell' Italia repubblicana in 70 anni di storia, provocando centinaia di morti e migliaia di feriti.

Dall'eccidio di Portella della Ginestra all'assassinio di Aldo Moro, dalla strage di Bologna a quella di piazza della Loggia Brescia. Qualche giorno fa Berlusconi non ha voluto neppure essere presente, né ha inviato uno dei suoi ministri a Bologna, dove pure migliaia di italiani, venuti da tutto il paese, hanno ricordato gli 85 morti di quel 2 agosto 1980.

E' un chiaro segnale, per un capo del governo che qualcuno ha definito ormai "un morto che cammina", di indifferenza e di disprezzo per tutte le vittime e rivela l'atteggiamento ambiguo di un politico che ha sempre preferito le logge massoniche e le cricche di affari ai confronti fatti alla luce del sole, in parlamento o nelle piazze.

Ma, per fortuna degli italiani, sta ormai arrivando la fine del dominio politico e culturale del leader populista. La maggioranza parlamentare, assai ampia dopo le elezioni poliche del 2008, si è ormai dissolta e il governo dovrà fare i conti ogni giorno con la scissione di Fini e con l'opposizione di centro-sinistra che ha nell'Italia dei Valori di Antonio Di Pietro la sua punta di diamante. L'Italia è l'unico paese democratico in cui il segreto di Stato nasconde ancora vicende che hanno caratterizzato a lungo la nostra storia e che devono essere chiarite per mettere in luce le responsabilità di classi dirigenti che si sono opposte, e che ancora si oppongono, ai principi fondamentali della Costituzione repubblicana del 1948. Cioè alle libertà politiche, civili ed economiche, all'eguaglianza tra i cittadini, alla giustizia sociale.

Negli Stati Uniti, per una decisione della presidenza Clinton, ormai da oltre un decennio ogni quattro anni vengono desecretati materiali scottanti che si riferiscono al comportamento dei governi negli anni settanta, ottanta e novanta del Novecento.

In Italia non sappiamo ancora chi ha sparato a Portella della Ginestra nè chi è stato il mandantedella bomba alla stazione di Bologna. Dobbiamo far di tutto affinchè Berlusconi finisca di governare, coprendo gli assassini, e che chi andrà al governo si impegni a togliere il segreto sulle stragi e i terrorismi del Novecento e restituisca agli italiani la legalità, dando ai parenti delle vittime la giustizia cui hanno diritto.

E' una speranza importante per chi crede ancora nella possibilità di cambiare l'Italia e di farla diventare un paese civile e moderno

I danni collaterali di un regime

Quello che è emerso nei giorni scorsi nell'inchiesta giudiziaria sulla loggia P3 (edizione aggiornata della P2 di Gelli e Berlusconi) dimostra che anche negli organi di controllo costituzionale l'inquinamento del populismo autoritario ha proceduto in maniera tale da condizionarli (sei giudici sono già vicini al premier, ne mancano due per la maggioranza) e farci correre il rischio concreto di una democrazia che non è più tale.

Se alla maggioranza parlamentare si aggiungono  il controllo della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura (su cui PD e PDL si sono messi sciaguratamente d'accordo con l'UDC per portare alla vicepresidenza l'ex sottosegretario alla Giustizia on.Vietti, protagonista con Berlusconi delle leggi ad personam  per esempio, il falso in bilancio e legittimo impedimento) la frittata è completa.

Persino il Capo dello Stato è isolato e condotto a non poter far nulla, anche se volesse, per limitare i danni del berlusconismo in crisi. Il problema politico oggi è proprio quello dei danni collaterali di un regime in crisi, vicino a cadere subito o in autunno, che trascina nella sua rovina la nostra costituzione. In particolare il parlamento, già in buona parte esautorato, condotto già 36 volte al voto di fiducia e spinto al trasformismo e alla compravendita dei deputati e dei senatori che si preoccupano più dei propri affari personali che degli obbiettivi politici che dovrebbero servire. (continua)

Bologna, 2 agosto 1980. Trent'anni fa la più grande strage italiana di terrorismo

Alle 10.25 del 2 agosto 1980, trent'anni fa, una valigia lasciata nella sala d'aspetto di seconda classe, contenente 20 chili di esplosivo militare militare gelatinoso, esplode sbriciolando la sala d'aspetto, sfondando quella di prima classe, due vagoni del treno Ancona-Basilea sventrati come il ristorante. In pochi secondi 85 morti e 205 feriti di cui 70 con invalidità permanente.

La più grande strage italiana di terrorismo. In trent'anni sono stati condannati due manovali neo-fascisti Francesca Mambro e Giusva Fioravanti ma non conosciamo ancora i mandanti e i complici che lavorarono a un gigantesco depistaggio che non è ancora finito. La colpa delle classi dirigenti del tempo e degli apparati dello Stato vicini ai neofascisti è enorme. Ed è significativo che il governo Berlusconi non sia presente alla commemorazione, né lo siano il presidente del Consiglio né il ministro della Giustizia Alfano. Hanno paura dei fischi e delle contestazioni della gente di Bologna. (continua)

Chi sono

Sono stato deputato nella Quindicesima Legislatura, attivo nelle commissioni Cultura e in quella di Vigilanza. Politicamente lavoro all'interno delle forze che si oppongono al governo Berlusconi. Dal 3 dicembre 2007 sono professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo nell'Università di Torino.

Il libro: Vita di Alberto Pirelli (1882-1971) La politica attraverso l'economia

La vocazione di fine diplomatico e le doti di accorto economista fanno di Alberto Pirelli una figura emblematica nel panorama imprenditoriale del novecento, in Italia e nel mondo. La sua vita e la sua opera, tra politica e finanza. In diciotto anni di ricerche e attraverso la consultazione di sedici grandi archivi in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, l'autore ha ricostruito - con un linguaggio accessibile non soltanto agli storici ma a tutti gli appassionati della storia contemporanea - la lunga e avventurosa vicenda esistenziale di Alberto Pirelli, che è stato sicuramente uno dei maggiori industriali e uomini di finanza dell'Italia post-unitaria, dagli inizi del Novecento al miracolo economico degli anni Sessanta. (continua)

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